Un messaggio «fuorviante, falso e violento, che strumentalizza ancora una volta il corpo delle donne, col chiaro intento di privarle della propria libertà di scelta». Così l’associazione “Ipazia Liberedonne” condanna con fermezza i manifesti della campagna anti-aborto lanciata in tutta Italia dall’associazione “Pro Vita & Famiglia”.

La richiesta al sindaco

In quei manifesti, «accanto all’immagine di una Biancaneve svenuta, l’utilizzo della pillola abortiva RU486 viene paragonata a un “veleno”: si sostiene, inoltre, che la pillola abortiva metta “a rischio la salute e la vita della donna”. Questo è falso, discriminatorio e diffonde disinformazione medico-scientifica». Sono le parole scritte da Tiziana Nasolini, presidente di “Ipazia”, contenute in una lettera rivolta al sindaco Enzo Lattuca, per chiedere che anche Cesena si attivi per rimuovere questi manifesti: «Chiediamo al Comune e agli enti preposti alla gestione della pubblica affissione una netta presa di posizione al riguardo e, come è già stato fatto da altri Comuni come Milano, Firenze, Ravenna, di far prontamente rimuovere questi manifesti di pubblicità ingannevole».

«Non è possibile rimuoverli»

Pur condannando fermamente il contenuto di quei manifesti, come già aveva fatto l’assessore Carlo Verona ieri, il sindaco non intende accogliere la richiesta delle associazioni. La sua posizione è in linea con quella che aveva già espresso il sindaco di Cesenatico, Matteo Gozzoli: «Non credo che ci siano gli elementi per procedere alla rimozione. Da un lato mancano il supporto di un regolamento comunale che supporti un intervento del genere; dall’altro c’è il diritto alla libertà di espressione sancito dalla Costituzione», spiega Lattuca. Il tema della pubblicità ingannevole, a suo parere, non si applica alla casistica di questi manifesti: «Non hanno una natura commerciale ma politica ed è su questo piano che vanno contrastati; altrimenti si rischia di entrare in terreno scivoloso, dove a farla da padrone è la discrezionalità».

Opposizione netta

Il suo dissenso verso quel tipo di messaggio è netto: «Lo trovo ripugnante e oggettivamente irrispettoso delle donne che si trovano a fare quella scelta. Sono manifesti cialtronieri: paragonare la pillola RU486 al veleno non è solo un’informazione falsa, è un messaggio grottesco. Ma in quei manifesti non si ravvisa il superamento dei limiti che anche il diritto alla libertà di espressione prevede». Opporsi a quel messaggio, condannarlo fermamente è doveroso, secondo Lattuca, ma il modo giusto per farlo non è chiedere la rimozione di quei manifesti, «e nemmeno il più efficace. Quei manifesti contrastano le linee guida del Ministero della Salute, a ulteriore riprova che a fare la differenza sono le politiche e la capacità di attuarle».

Lettera dell’Udi all’Aifa

Scrive invece all’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, Udi (Unione donne in Italia), alla cui mobilitazione aderisce anche la sezione di Cesenatico: «Vi sembra ammissibile che un farmaco legalmente e legittimamente in uso venga paragonato ad un veleno? Che si faccia una simile campagna shock improntata al terrorismo, alla manipolazione e travisamento delle informazioni?». Viene denunciato un cambiamento di piano comunicativo, che riguarda la tutela dei diritti delle donne ma non solo. «Ciò che qui si intende mostrare – scrivono Giulia Potenza e Laura Piretti, responsabili nazionali Udi – è la gravità della manipolazione delle informazioni che associa il farmaco a veleno. Non basta il ritiro del manifesto, che comunque ha già prodotto i suoi danni. Secondo noi, spetta a voi ora intraprendere un’azione di chiarezza e verità, che scoraggi anche future iniziative di questo tipo».

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