Cesena, gli spagnoli de La Veronal da oggi a domenica al “Vie”

Fa ritorno a Cesena un festival teatrale di respiro internazionale. È il 16° Vie Festival di Emilia Romagna Teatro di Ert/Teatro Nazionale diretto da Valter Malosti. Il progetto, curato da Barbara Regondi, vuole essere «un osservatorio italiano pronto a intercettare linee e tendenze innovative».

Linee che, da oggi a domenica 16 ottobre, nei teatri di Cesena, Bologna, Modena, Vignola, fanno conoscere 17 personalità artistiche provenienti da 7 paesi del mondo. A Cesena, dove Vie apre l’edizione 2022, da oggi a domenica 9 vanno in scena 3 spettacoli in tre diversi luoghi e in orari insoliti. Sono quelli degli spagnoli Lorena Nogal e Marcos Morau che privilegiano il linguaggio della danza contaminata, e della tedesca Susanne Kennedy che sceglie la realtà virtuale. Si comincia oggi alle 19, (replica sabato 8 alle 12), nell’ex chiesa dello Spirito Santo, centro storico cesenate, con la prima nazionale di El Elogio de la fisura (“L’elogio della fessura”), debutto nella coreografia di Lorena Nogal storica danzatrice della Veronal. Il suo è un breve assolo di 15 minuti attorno al senso di accettazione, di imperfezione e irregolarità. Domenica 9 nel teatro Bonci alle 15, va in scena lo spettacolo clou Opening night della compagnia di Barcellona La Veronal, diretta dal coreografo visionario Marcos Morau che ha trionfato al Festival di Avignone 2021. È un collettivo di artisti di varia provenienza, chi dalla danza contemporanea, chi dal cinema, chi da fotografia e letteratura, che ama realizzare un’opera d’arte totale fatta di mondi, paesaggi, movimento, musica, immagini. Lorena Nogal, danzatrice di punta, ha studiato danza contemporanea all’Institut del Teatre di Barcellona, completando la formazione nella compagnia di Catherine Allard, attrice cantante ballerina. Ha lavorato con coreografi famosi nel mondo, come Jiri Kilian, Ohad Naharin, Stjin Celis, Alexander Ekman e Nacho Duato.

Lorena, a Cesena debutta come coreografa con un solo da lei costruito e danzato. Cosa l’ha spinta a questo salto creativo?

«Volevo osservare tutto ciò che il mio corpo ha assimilato in quattordici anni di carriera nella Veronal. Con la volontà di lavorare sul senso di dissociazione del corpo legato all’emozione, di concentrarmi sul movimento e su ciò che esso può offrire, a cominciare dalla memoria di un’esperienza».

È un solo di 15 minuti, forse è un primo studio?

«In realtà questo lavoro è già completo così, anche se lo considero un punto di partenza per proiettare la mia personale voce».

Perché cita ed elogia la “fessura”?

«Proprio così, la fessura. Più che in termini letterali, in questo assolo diventa un qualcosa di metaforico. Intendo fessura come uno luogo intermedio, di buio e di passaggio, di quelli che ci mettono a disagio. Il mio lavoro parla infatti di mutazione, del cambiamento, del valore dato alla trasformazione prima di esserne pienamente consapevoli».

Dopo avere provato la danza dei maestri, ha scelto di entrare nella Veronal diretta da un giovane Marcos Morau; cosa l’ha spinta in questa compagnia (fondata nel 2005) e cosa le ha dato Morau con cui ha deciso di fermarsi?

«Credo ci siamo scelti a vicenda, ci siamo interessati l’una all’altro molti anni fa, prima che qualcuno potesse “classificare” ciò che stavamo facendo. Siamo cresciuti insieme e abbiamo sviluppato le nostre carriere insieme. La Veronal è la mia casa, è lo spazio in cui ho potuto valorizzare la mia curiosità verso il movimento. Mi sono fermata perché sono rimasta affascinata dall’immaginario di Marcos, così come dalla sua capacità arricchente di fare della danza un’esperienza completa».

Dopo questo debutto quale futuro l’aspetta?

«Conserverò tutto ciò che La Veronal mi ha dato contribuendo a offrire il mio punto di vista e il mio modo di muovermi ai progetti che verranno. Come Lorena Nogal, potrò vivere la composizione scenica in modo più libero, consapevole, personale. Mi interessa osservare la psicologia del corpo, vedere in che modo espone sulla scena le sue stesse risposte».

Come in generale vede trasformarsi la danza nelle diverse tecniche e stili?

«Mi sembra che ci sia molta più consapevolezza dei suoi diversi linguaggi; e, con così tante opzioni, la ricerca del particolare e personale credo sia finita. Viviamo in un’epoca che ci impone di creare un brand e questo per il mondo della danza non è sempre positivo».

Info: 0547 355959

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