Cesena, giungla Case Frini: lavori Anas lasciati a metà e col buco

Chi ben comincia è a metà dell’opera. Così recita un noto proverbio. Ma a volte può capitare che invece resti a metà dell’opera. È quanto è successo a Case Frini, dove erano iniziati di buona lena i tanto attesi lavori di manutenzione nella zona a ridosso dalle Secante. Un’area «dimenticata per vent’anni», che perciò era diventata una giungla e un covo di animali poco rassicuranti, tra i quali topi che in un paio di casi sono entrati addirittura dentro auto in sosta. Poi nel periodo di Pasqua c’è stata un’interruzione degli interventi. Però i cittadini pensavano fosse solo una sospensione dovuta alle festività, in attesa di completare le opere. Invece, da ormai un mese la segnaletica di cantiere è stata portata via dal personale dell’Anas,e non si èpiù vista l’ombra di un lavor. A questo punto, il timore è che tutto venga lasciato nello stato attuale, che è assolutamente incompleto. Un residente di Case Frini – «nella zona adiacente alla recinzione del deposito ex Valentini (ex perché, a quanto pare, è passato di mano di recente, ndr), le sterpaglie e la fittissima vegetazione spontanea, che sono andate anche a invadere la proprietà privata delimitata dalla rete, sono state tagliate per non più di un quinto dell’estensione su cui sarebbe necessario intervenire. E inoltre, manca la rete scolante in fondo alla scarpata, con un evidente rischio d’allagamento». Ma non c’è solo il problema del “non fatto”. Stanno fioccando le critiche di chi fa notare, mostrando fotografie che parlano da sole, che alcuni interventi lasciano a dir poco perplessi, come tagli fatti in modo scriteriato dove non serviva e al contrario frettolosi e parziali dove ce n’era la necessità. È stato insomma fatto un lavoro tutt’altro che accurato e completo, a meno che non ci si rimetta mano in futuro, ma gli abitanti riferiscono di non avere ricevuto alcuna rassicurazione in proposito. Due situazioni che saltano subito all’occhio vengono considerate dagli abitanti particolarmente pericolose. La prima è «un grande varco», un vero e proprio buco non protetto adeguatamente da una grata, «tra la scarpata e la carreggiata della Secante» sovrastante. In quello spazio dovrebbe passare sotto il guard-rail la tubatura che fa defluire l’acqua verso la rete scolante più a valle. Ma così finisce per essere anche «un passaggio da dove possono entrare agevolmente sulla strada nutrie ed altri animali, anche di taglia non piccola», che sono numerosi in quell’area naturale allo stato brado tra l’arteria stradale e l’urbanizzazione che fu fatta a suo tempo a Case Frini. È evidente il pericolo che questo comporta per chi transita sulla Secante, se si trova improvvisamente davanti qualche esemplare della selvaggina che pullula tra le abbondanti e intricate macchie di vegetazione rimaste intatte sulla scarpata. L’altro potenziale guaio è di natura idrogeologica. In corrispondenza di quello scolo c’è una caditoia per convogliare le acque piovane. Ma sarebbe meglio dire “c’era”, perché «è semi-distrutta al punto da non potere più svolgere in modo efficace la sua funzione». Sempre i residenti fanno inoltre notare che «è ostruita più che mai dai residui delle ramaglie tagliate e lasciate sul posto»

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