Cesena, fusione campane: reperto “posteggiato” aspettando il museo

Finché non sarà pronto il Museo archeologico, dove potrà poi essere ammirata, la vecchia fossa di fusione delle campane venuta alla luce alcune settimane fa durante gli scavi sul retro di Palazzo del Ridotto resterà “parcheggiata” all’aperto. Verrà trasportata in punto dove ci sarà un bel via vai questa estate: il chiostro di San Francesco, che ospiterà numerosi eventi ricreativi e culturali. Per la precisione, sarà temporaneamente collocata accanto alla scala di legno vicino al cancello d’accesso a questo pregiato luogo storico. Però il reperto che si è deciso di recuperare sarà “invisibile”, in quanto bisognerà coprirlo per proteggerlo. Lo si potrà vedere solo quando il Museo archeologico verrà riaperto in una forma completamente rinnovata. Ma bisognerà pazientare, perché il lavori inizieranno solo l’anno prossimo e poi servirà un po’ di tempo per ultimarli. L’operazione di consolidamento e rimozione dello storico manufatto, che presenta un ingombro dell’imballaggio equivalente a un cubo di due metri per due, costerà 85.136 euro. Inizialmente si era pensato di salvaguardarlo ma mantenerlo nel sottosuolo, ricoprendolo di terra con tutte le accortezze del caso. Ma la Soprintendenza ha sottolineato che è un ritrovamento molto particolare e quindi di grande interesse. Perciò si è deciso di spostare tutto fuori dal sito dove è avvenuta la scoperta, durante i lavori in corso per riqualificare le tre piazze di fronte alla Malatestiana.

Il luogo scelto per appoggiare provvisoriamente la fossa di fusione è a due passi dal tanto atteso Museo archeologico dove è destinata a finire. Un progetto di cui si sta aspettando da tanti anni la realizzazione, dopo che lo spazio museale già esistente è stato chiuso per sottoporlo a una profonda e ambiziosa metamorfosi. Potrebbe forse essere una buona idea posizionare fuori dalla cassa dentro cui sarà chiusa la fossa di fusione, probabilmente con tanto di tettuccio, un pannello con qualche informazione e foto sul contenuto. In quel modo l’oggetto depositato, di cui pochi capirebbero il senso, potrebbe trasformarsi per i frequentatori delle serate al chiostro di San Francesco in una piccola ma stuzzicante promozione del futuro museo archeologico. In attesa di ammirare poi proprio lì, una volta che sarà aperto, quella chicca di archeologia industriale, già individuata 24 anni fa e adesso tolta dalla “tana” nel sottosuolo dove si è ben conservata.

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