Cesena, finto funerale all’unione civile: tutti condannati

La condanna alla fine è arrivata per tutti. Ma il reato contestato e punito solo pecuniariamente è diverso da quello per cui si era aperto il procedimento.

Diffamazione: per questo sono stati condannati tutti i protagonisti: all’epoca (ora non più) quasi tutti ai vertici riminesi di Forza Nuova che avevano percorso il centro di Cesena celebrando un grottesco rito funebre contro una unione civile che si stava celebrando a pazzo Albornoz.

Mentre i cesenati Matteo Capacci, 24 anni, e Marco Zaccaria 30 anni, salivano in Comune per unire ufficialmente le proprie vite, in giro per il centro Forza Nuova metteva in atto una manifestazione per l’accusa non autorizzata e comunque in violazione della legge Mancino. Legge che condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, ed aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

Alla sbarra c’erano Mirco Ottaviani, verucchiese di 32 anni, ora tra gli allontanati da Forza Nuova per “indegnità”, Roberto Lo Giudice, sanmartinese 44; Elivis Corazza, forlivese 37; Simone Scarciello, 28 di Montescudo-Montecolombo; Desideria Raggi, 40enne faentina, i riminesi Andrea Pio Loco 48 anni e Andrea Fabbri, 36; Franco Galatei, 64 anni meldolese (difesi dall’avvocato Mario Giancaspro del foro di Perugia); Andrea Barlocco, 31 anni di Santarcangelo e la moglie Sabrina Saccomanni (difesi entrambi dall’avocato Alessandro Fabbri del foro di Rimini). Molte le parti civili presenti in aula a chiedere conto e risarcimento per quei fatti. A partire dai due sposi con Matteo Capacci costituitosi parte civile con l’avvocato Francesca Rupalti e Marco Zaccaria con l’avvocato Manuel Girola, entrambi del Foro di Milano. Anche l’Arcigay si è costituita parte civile con l’avvocato riminese Christian Guidi. Così come la rete Lenfort con l’avvocato Stefano Chinotti del Foro di Brescia ed il Comune di Cesena rappresentato dall’avvocato Benedetto Gezzi.

Tra 45 giorni si capirà nelle motivazioni del presidente Monica Galassi come la condanna letta sia stata per tutti per diffamazione: un reato di minor portata rispetto alle premesse processuali.

Si riconoscono alle associazioni costituite parte civile 1000 euro ciascuna, oltre a 2000 euro di multa per ogni imputato, il risarcimento delle spese processuali e 5000 euro per Matteo e Marco.

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