Cesena, famiglia gettata nel pozzo: Predi verso la semilibertà

Ventuno anni fa massacrò l’intera famiglia: era il 6 febbraio 2000 quando dal fondo di un pozzo a Lizzano furono recuperati i cadaveri dei suoi genitori, di sua moglie e di sua figlia. Cinque giorni dopo Massimo Predi fu catturato a Bari e da allora la sua vita è trascorsa ininterrottamente in carcere, suggellata dalla condanna all’ergastolo, confermata nei vari gradi di giudizio, fino alla sentenza definitiva in Corte di Cassazione. Però presto il colpevole di quei fatti tremendi, ora sulla soglia dei 60 anni d’età, potrebbe iniziare una nuova vita, con un recupero parziale della libertà. Intanto, a giudicare da quanto sa il suo storico avvocato Giovanni Maio, rimasto costantemente in contatto con lui, sembra essere davvero cambiato e presto potrebbe iniziare un parziale ritorno a una vita normale. Per chi viene condannato alla detenzione a vita devono infatti trascorrere almeno vent’anni per potere accedere alla semilibertà. Che significa la possibilità di lavorare per alcune ore della giornata all’esterno del carcere, oppure svolgere attività lavorative, istruttive o utili al reinserimento sociale. Il tutto facendo ritorno in cella per la notte, e comunque continuando a restare reclusi nel penitenziario quando non si è occupati. Per Predi è passato l’arco di tempo minimo per potere chiedere questa misura al tribunale di sorveglianza e presto l’avvocato Maio potrebbe fare questo tentativo. Nel frattempo, Predi – racconta ancora il suo difensore – «si è rivelato fin dal principio e sempre un detenuto modello, tenendo una condotta esemplare». Questo gli ha tra l’altro permesso di fruire di «tutti i benefici possibili» all’interno del regime carcerario. Un particolare sorprendente, tenuto conto che diversi suoi conoscenti hanno sempre descritto come un operaio piuttosto rozzo, è che “Gillo” (questo il suo soprannome) «si è anche laureato». Da circa un anno la “casa” di Predi è diventato l’istituto penitenziario di Volterra, in provincia di Pisa, un ambiente molto più “umano” rispetto al carcere di Parma, dove è stato rinchiuso a lungo. Uno spazio dove, solo per riferire un aspetto che ha colpito l’avvocato Maio, l’unica luce che esiste è quella artificiale.

Non può comunque essere dimenticata la crudeltà di quanto avvenne a Lizzano. I corpi senza vita della figlia di 12 anni Michela, della moglie 40enne Maria Carla Piraccini e dei genitori Ezio Predi e Giovanna Valzania, entrambi di 74 anni, furono individuati a 12 metri di profondità, dentro un pozzo. Presentavano segni di martellate o colpi dati con una sbarra di ferro. Oltretutto, prima di essere acciuffato, stava preparando la fuga da qualche parte nell’Europa dell’est, nella speranza di scamparla ma anche di rifarsi una vita, visto che a Cesena ne conduceva una parallela in cui raccontava di essere un poliziotto e aveva una relazione, che descriveva come un normale fidanzamento, con una prostituta ucraina.

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