Cesena, extraprofitti da energia green: vittoria degli agricoltori

I primi ricorsi vinti a proposito degli extraprofitti accendono speranze tra gli agricoltori che hanno deciso di investire sulle energie da fonti rinnovabili. Confagricoltura ne sta seguendo alcuni proposti da suoi associati dopo l’entrata in vigore della cosiddetta norma sugli extraprofitti. Le imprese si sono opposte alla delibera di Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, che ha introdotto limiti ai ricavi per gli impianti alimentati con fonti rinnovabili, ritenendo assurdo equiparare l’impresa agricola ai grandi player dell’energia. Ora con una sentenza la prima sezione del Tar Lombardia ha giudicato fondata questa obiezione, annullando gli atti impugnati. «La nostra associazione è stata tra le prime a presentare ricorso – ricordano Carlo Carli, presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini e il vice Alberto Mazzoni, che è anche vicepresidente nazionale della Fnp Bioeconomia di Confagricoltura – Rimaniamo in attesa di leggere le motivazioni della sentenza per capire l’intendimento dei giudici amministrativi. Da parte nostra abbiamo denunciato un meccanismo ingiusto, secondo il quale i titolari degli impianti sarebbero tenuti a versare o ricevere la differenza tra il prezzo di vendita dell’energia e un prezzo di riferimento fissato per legge».

Questo meccanismo di compensazione, che ha una ricaduta importante anche a Forlì-Cesena, riguarda gli impianti di generazione da fonte rinnovabile. Da Confagricoltura fanno notare che «non tiene conto dell’attuale costo dell’energia e del mutato scenario produttivo delle aziende, impone un prezzo determinato dalla media dei valori tra il 2010 e il 2020. L’eccedenza deve essere restituita per intero, creando una evidente disparità con i produttori di energia anche da fonti tradizionali, che vengono tassati con una aliquota del 25% su quanto viene definito extraprofitto, nel loro caso genericamente». L’associazione di categoria ribadisce il valore del percorso intrapreso per ottenere l’autosufficienza energetica, nel segno della transizione ecologica. Ed evidenzia che questi impianti sono solamente una diversificazione dell’attività agricola. «Le aziende sono state chiamate a restituire svariate migliaia di euro – comunicano i due dirigenti – e il provvedimento rischia di vanificare gli sforzi degli agricoltori. Riteniamo discriminante, irragionevole e sproporzionata questa tassazione. Siamo convinti che la politica energetica debba introdurre un quadro normativo chiaro, coerente e sostenibile perché foto e agrovoltaico possano svilupparsi nelle aree idonee, sfruttando tutte le coperture utilizzabili degli edifici esistenti e individuando anche le porzioni di aree agricole, come quelle degradate rappresentate dalle cave o altre zone poco produttive. L’agricoltore può anche essere un produttore di energia, ma non deve essere solo vessato: un quadro regolatorio chiaro e comprensibile, unito allo snellimento della burocrazia, potrà permettere alle imprese agricole di partecipare attivamente alla transizione energetica – concludono Carli e Mazzoni – investendo il proprio capitale, diversificando la propria attività, dando un contributo sostenibile alla transizione energetica».

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