Cesena, Emergency vara una nave per salvare vite anche in mare

Dagli ospedali aperti nelle zone del mondo più devastate dalla guerra a un nuovo progetto con lo stesso obiettivo, che è salvare vite: il varo di una nave per soccorrere i migranti in fuga da miserie e violenze che rischiano di annegare durante le traversate del Mediterraneo, dal nord Africa alle coste del sud Italia. È la nuova sfida di Emergency e ne ha parlato due sere fa, al circolo Arco a Borella, Simonetta Gola, responsabile comunicazione della ong e curatrice di “Una persona alla volta”, libro postumo di suo marito, Gino Strada, pubblicato da Feltrinelli. Ha riferito che, se arriveranno le ultime autorizzazioni attese da un giorno all’altro, e per le quali non dovrebbero esserci ostacoli, la “Life Support”, inizierà già alla fine di questo mese missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. L’imbarcazione, lunga 51 metri e con una stazza di circa 1.350 tonnellate, avrà una scritta sulla fiancata: “I diritti devono essere di tutti, sennò chiamateli privilegi”. È una famosa frase che pronunciò il compianto Gino Strada e che spiega perfettamente lo spirito di questa nuova iniziativa targata Emergency.

Oltre cento persone intervenute all’incontro organizzato da Anpi, e introdotto dalle sue rappresentanti Velia Mantegazza e Cinzia Bucherini, nel circolo della frazione lungo via Cesenatico, hanno ascoltato da Simonetta Gola intensi messaggi di pace e della difesa del diritto alle cure che spetta a ogni essere umano. Le sue riflessioni sono state accompagnate dalla lettura di stralci del volume di Gino Strada, affidate a Elena Baredi. Uno, dedicato all’emergenza sanitaria in Calabria, ha riaperto due ferite legate a Cesena. In quella Regione è infatti fallito il tentativo di raddrizzare le cose fatto da Giuseppe Zuccatelli, già direttore dell’ex Ausl di Cesena, e il fondatore di Emergency si è indignato per l’assenza in una zona di un reparto di emodinamica, quello dove si trattano gli infarti acuti. Quel servizio da diversi anni non c’è più neppure al Bufalini e quindi chi viene colpito da quella sciagura viene trasportato nell’ospedale di Forlì o in quello di Rimini. Per chiedere di colmare quella lacuna, nel 2017 si raccolsero 5.000 firme e fu votata in Consiglio comunale una mozione presentata proprio da Zuccatelli, a nome di Articolo 1, e sostenuta anche dal Pd. Ma da allora tutto tace.

La serata a Borella è stata anche l’occasione per ragionare della guerra in Ucraina, su cui la riflessione di Gola è stata molto netta: i conflitti vanno prevenuti e servono segnali di disarmo su scala internazionale, perché quando scoppiano diventano inevitabilmente fuori controllo e a farne le spese sono sempre soprattutto i civili.

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