Al cinema Eliseo di Cesena è ospite stasera alle 21 Eleonora De Luca, giovane attrice palermitana (1993) apprezzata all’ultimo Festival del cinema di Venezia, nei film “Padrenostro” di Claudio Noce e “Le sorelle Macaluso” di Emma Dante. Di questo film ne racconta al pubblico dell’Eliseo dopo la proiezione. Spigliata, vitale, piena di energia, Eleonora è stata guidata dal sole, dal mare, dai profumi della sua Sicilia dove si è forgiata al palcoscenico, prima di lasciarla per la capitale, ma ogni volta richiamata “a casa” per nuovi lavori. Prima la danza, poi l’Accademia del dramma antico di Siracusa, fino al cinema e alla tivù (“Vivi e lascia vivere”, “La mafia uccide solo d’estate 2). Lei ricambia questo entusiasmo andando a scoprire le bellezze artistiche italiane da turista, con il suo compagno, su moto elettrica.

Nei suoi viaggi Eleonora, ha scoperto anche la Romagna?

«Non ancora, ho solo fatto un’incursione al Plautus di Sarsina nel 2016 con “Le supplici” di Eschilo di MoniOvadia, troppo poco. L’Emilia-Romagna è una terra che mi incuriosisce».

È vero che doveva fare la ballerina?

«Sì, ho studiato danza dodici anni alla scuola Aurino e Beltrame di Palermo, volevano prepararmi per la Scala di Milano, ma a un certo punto ho cominciato a sentire la danza stringente, è subentrato il desiderio di recitare».

Nel film di Emma Dante però lei è la “sorella” che vuole fare la ballerina.

«È così ed è stato strano. Perché avevo completamente abbandonato la danza. Invece la regista mi ha fatto montare la coreografia che è nel film, che ho insegnato a Simona Malato, la splendida attrice che fa il mio ruolo da adulta. Il mio personaggio è quello che incarna il sogno, l’unica sorella che ha un sogno che si spinge fuori dal contesto familiare. È stata una bella occasione per tornare indietro nel tempo».

Emma Dante ha realizzato il film dopo l’omonimo spettacolo teatrale, quali differenze ha incontrato?

«Sono due mondi differenti, distanti la storia è stata riscritta, diverse sono le protagoniste e le circostanze, ciò che rimane saldo sul palco come al cinema è la tematica; si parla sempre di tempo e di relazioni».

Pure vivendo oggi a Roma, la carriera l’ha riportata spesso nella sua Sicilia.

«Non l’avrei immaginato; amo molto la mia terra e trasferendomi a Roma pensavo di dover tagliare dei ponti; invece, un po’ come Itaca per Ulisse, la mia terra continua a richiamarmi, dalle recite nel teatro greco di Siracusa, ai set cinematografici, ruoli da uccellino per poi tornare al nido. Sarà che siamo una terra che produce tanto di tipico, perciò anche dal punto di vista artistico e creativo è viva».

Teatro cinema, televisione, le piace fare un po’ di tutto?

«A me piace recitare, mi innamoro dei progetti e delle storie, se una storia è bella mi piace sia in teatro che al cinema o televisione, non mi importa dove. In questo momento la mia nave sta andando più verso l’audiovisivo».

Molti artisti hanno avuto un anno difficile; per lei com’è questo tempo?

«Direi stimolante, ce lo insegna la storia. Il compito dell’artista è di fare nascere “dei fiori dal letame” come diceva De André; inventare in un momento nero, di buio, di oblio, significa avere una vera forza d’artista. Così se riusciamo ad avere un occhio pulito in questo momento, a maggior ragione potremmo sfruttare l’occasione per riorganizzarci».

Per fare che cosa?

«Ad esempio per fare gruppo, visto che tanti di noi sono individualisti; sarebbe bello sfruttare il momento per creare un collettivo. Anche per ciò che riguarda noi donne, visto che pure nello spettacolo abbiamo uno stipendio decurtato del 30 per cento, rispetto agli uomini».

Quali storie invece vuole raccontare?

«Quelle belle che ti danno speranza e gioia di vivere, senza il bisogno di dover sbatter la testa contro il muro, disgrazie, dipendenza psicologica. Mi piacerebbe che cinema e teatro fossero un posto dove la gente ricomincia a sognare e torna a casa con il sorriso». Euro 6.

Info: 0547 21520

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