Cesena, editori Casalini avanti tutta dopo 30 anni e 2.700 libri: la grande storia del Ponte Vecchio

Nessun pesce d’aprile: la società editrice “Il Ponte vecchio” celebra davvero, oggi, i suoi primi trent’anni. Sempre nello stesso luogo del “Campino”, al di là del ponte simbolo della città, e del fiume Savio a cui Dante ha assicurato fama eterna. L’avventura editoriale prese il via il 1° aprile 1992, per un viaggio attorno ai libri ancora aperto. Fu un progetto di famiglia quello dei moschettieri Casalini: il capitano Roberto, direttore editoriale, i giovani cadetti Marzio e Luca e “D’Artagnan” Lara Caporali, amministratrice dell’editrice, nonché madre e moglie dei Casalini. Fu quest’ultima a suggerire l’idea: «Ci diceva, perché non mettiamo in piedi una casa editrice? – ricorda Marzio Casalini – Così in quel ’92 partimmo, totalmente ignari di editoria, ma certi del nostro essere buoni lettori di libri. Abbiamo sviluppato il progetto insieme, imparando tutto sul campo. Trent’anni dopo, possiamo contare 2.700 libri pubblicati e un catalogo ricchissimo, che dà voce alla Romagna tutta». All’inizio qualche divergenza c’era: Roberto Casalini prediligeva poesia e letteratura, argomenti che lo avevano affascinato nei suoi anni di insegnante; il primogenito Marzio, appassionato medievista, preferiva la storia locale. Alla lunga, Marzio ha avuto ragione, a giudicare dal numero e dal prestigio ottenuto con queste pubblicazioni.

I capitoli di un libro aperto

Le prime pubblicazioni riguardarono testi per le scuole e per concorsi nella pubblica amministrazione. Roberto Casalini aveva avuto una lunga attività in politica e nella pubblica amministrazione. «Poi sono arrivate le pubblicazioni di storia locale – riepiloga il figlio Marzio – Il 1994, ha segnato un primo importante step. Nei primi due anni avevamo pubblicato 12 libri, nel ’94 salirono a 44, l’editoria diventò per noi un mestiere». Un’altra fase importante fu nel 2004-2005, quando autori romagnoli importanti, da Graziano Pozzetto a Eraldo Baldini fino a Giuseppe Bellosi, si affidarono al Ponte vecchio. Da lì la società editrice ha cominciato ad affinarsi anche nel marketing, nelle scelte e progettazione di collane. Un’altra spinta commerciale è arrivata dai “libri sciocchi”, come Marzio ironicamente li definisce: da “Il pataca” di Aristarco a “Siamo tutti italiani ma solo noi romagnoli” di Alessandro Savelli. Fino a un altro successo, di tutt’altro tipo: «Nel 2008-2009 volli ripubblicare “Signorie di Romagna”, del britannico John Larner, libro che era stato edito negli anni Settanta dal Mulino. È nata così la bella collana “Signorie romagnole”». Nel 2013-2015 sono arrivati altri successi, da “Le cinque storie nelle città” alla riedizione delle poesie di Walter Galli per il centenario.

Respiro romagnolo

«Fin da subito l’obiettivo è stato di pensare a una “para Romagna” o area vasta; da Cattolica a Dozza, alla bassa Romagna e zona Appenninica. La storia dell’Appennino ci ha impegnato con vanto in questi ultimissimi anni di Covid 2020 e 21 aprendoci anche a nuove generazioni di autori, il futuro del “Ponte vecchio”». Il primo appuntamento del trentennale è domani alle 17, in Malatestiana, dove i giornalisti Fabio Benaglia e Luca Serafini presenteranno la novità “Cesena, in trasferta vale doppio”, in dialogo con Roberto Chiesa.

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