È un capodanno in quarantena a Londra quello che ha vissuto Francesco Gualdi, cesenate trentaduenne e docente universitario. Le limitazioni imposte dal governo subito dopo la scoperta della “variante inglese” del virus sembravano destinate a sovvertire i suoi piani di rientro nella capitale del Regno Unito, dove risiede da ormai un paio di anni. «Invece – racconta – il mio volo non è mai stato cancellato. Quando mi hanno chiesto di fare il check-in, ho capito che sarei partito davvero». È atterrato all’aeroporto di Heathrow mercoledì, e ad attenderlo c’era un Capodanno in quarantena: «Da quando l’Italia ha avuto l’aumento dei contagi ad ottobre, è stata inserita dalla Gran Bretagna nell’elenco dei paesi per i quali è richiesta la quarantena ed è così da allora, anche se attualmente la situazione dei contagi là è peggiore».

Quarantena “speciale”

Le regole della quarantena preventiva sono diverse da quelle italiane: «Sono previsti 10 giorni di isolamento, ma dopo il quinto, se voglio, posso sottopormi al tampone a pagamento, e se darà esito negativo potrò uscire». Fino al momento della libertà, trascorrerà la quarantena in un hotel in Trafalgar Square, dove ha trascorso anche il Capodanno: «Finalmente ho fatto quel capodanno che tutti abbiamo detto di voler fare almeno una volta nella vita: nessuna uscita e a letto presto. Io l’ho portato un po’ all’estremo con la quarantena», aggiunge ridendo. A tenergli compagnia qualche videochiamata con parenti e amici a casa, una cena thailandese consegnata a domicilio e serie tv e libri selezionati per affrontare queste giornate.

Docente universitario

L’obiettivo è farsi trovare pronto all’inizio delle lezioni, previsto a metà gennaio. Francesco Gualdi insegna infatti Management alla London School of Economic e la sua speranza è quella di poter tornare alla didattica in presenza: «L’Università è stata impeccabile nel garantirci la possibilità di rimanere in contatto tra colleghi e con gli studenti, e la didattica in presenza non si è mai fermata del tutto, anche grazie alla capacità dell’Università di fare attività interna di screening, chiedendo costanti aggiornamenti sullo stato di salute di docenti e alunni e gestendo in modo tempestivo e trasparente i casi di contagio o contatto con contagiati che si sono verificati nei mesi scorsi». Sforzi che nulla potranno nel caso in cui dovesse subentrare un divieto governativo: «Gennaio si prospetta un mese di chiusure e forti limitazioni. Su scuole e università siamo ancora in attesa di notizie».

L’emergenza in Gran Bretagna

Il numero dei contagi in Inghilterra è alto e la variante inglese del virus – ammette Gualdi – «un po’ mi preoccupa, non dovrebbe essere più grave, ma aumenta la contagiosità». Quella che l’ha accolto è una Londra diversa, «più deserta: molte delle catene di caffetteria e fast food hanno chiuso dall’oggi al domani non potendo più contare sul flusso dei lavoratori». Due gli elementi che lo hanno colpito di più una volta atterrato all’aeroporto di Heathrow: «Il fatto che ci fosse pochissima gente in giro e il fatto che per strada ci fossero tantissime persone che non indossano la mascherina». Credo sia una questione anche culturale : quello di indossare la mascherina in Italia è percepito più come un gesto di responsabilità verso la collettività, mentre qui il ragionamento è incentrato più sull’individuo, che non significa che è una società più egoista». Tra le differenze anche la gestione della campagna vaccinale: «Qua sono molto più avanti, hanno già vaccinato 1 milione di persone, solo il 31 dicembre sono state vaccinate 950.000 persone». Al momento non sono previste campagne rivolte agli insegnanti e in quanto giovane Gualdi non rientra tra le categorie che hanno la priorità. «Non mi hanno ancora chiamato, ma qui sono decisamente più avanti nella copertura».

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