Cesena, “da handicappato sono diventato uomo”: la storia di Tonino a Sorrivoli

Nel 1983 arrivò al castello di Sorrivoli per un soggiorno di un paio di settimane, in un momento difficile della sua vita. Allora Tonino Urgesi aveva vent’anni ed era tormentato da dubbi angoscianti sulla sua vita, costretta su una carrozzina, a causa di una tetraparesi spastica fin dalla nascita. Quelle due settimane si sono trasformate in vent’anni di esistenza passata sotto la torre di quello spicchio di mondo sulle colline cesenati che don Pasquale Gentili ha trasformato in un raccoglitore di umanità sofferente ma piena di potenzialità. E lì – racconta Tonino – «da handicappato sono diventato uomo, nella relazione con l’altro».

Un uomo che oggi vive a Varese, si è sposato e ha un figlio adolescente. Il suo animo estremamente originale e con una vena poetica e il suo sguardo filosofico sull’esistenza lo hanno portato a sviluppare una riflessione fuori dai canoni consueti sulla condizione di chi è alle prese con una disabilità. L’ha ricondotta a una dimensione che va oltre le specifiche difficoltà che comporta avere handicap fisici, perché – dice – «sulla sedia a rotelle ho solamente il corpo ma non il cervello». E i bisogni di una persona con disabilità sono gli stessi di qualunque persona. Inclusa la sfera della sessualità, che Urgesi ha trasformato da tabù in oggetto di uno studio che si è tradotto anche in collaborazioni su questo tema, come formatore, con importanti università lombarde.

Quell’esperienza fatta a Sorrivoli è ora finita sulle pagine di un libro che ha scritto. Si intitola “…e così spero di voi” e lo ha pubblicato la casa editrice “Il Ponte Vecchio”. L’autore lo presenterà oggi alle 17, nell’aula magna della Biblioteca Malatestiana, e dialogherà con lui Ernesto Diaco. Nel volume, che ha sulla copertina uno splendido disegno fatto da Chiara Mantovanelli, “Saffo alla luna”, che richiama le mura di Sorrivoli, Urgesi ha tratteggiato personaggi che ha incrociato sul pianeta di Sorrivoli ed episodi che ha vissuto. Molti non sono immediatamente riconoscibili, se non dai diretti interessati; altri, come don Pasquale e Gianfranco Zavalloni, sono invece esplicitati. Il racconto è a volte quasi onirico e ricco di esplorazioni sull’animo umano che fanno riflettere. Come quando l’autore scrive: «Capii che non è Dio la risposta dell’uomo, ma è l’uomo la risposta di Dio, e ognuno di noi è la risposta per l’altro”. Il libro nasce da un’esigenza intima di condividere il significato di quei vent’anni a Sorrivoli, e soprattutto gli incontri fatti, ma è anche un fiore sbocciato da un seme che tanti anni fa venne gettato da Tinin Mantegazza, indimenticabile artista e spirito eclettico, venuto meno nel 2020. Si era recato in visita a Sorrivoli e diede a Tonino un libro da leggere, “L’Antologia di Spoon River”, e lo invitò a scrivere qualcosa del castello di Sorrivoli. Le cento pagine date alle stampe nelle scorse settimane sono la risposta.

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