Cesena, dipendente comunale punito vince il ricorso

La “Notte latina”, iniziativa di uno dei venerdì di luglio dell’estate 2018, era al centro di un contenzioso legale tra il Comune di Cesena e uno dei suoi dipendenti. Sanzionato con la sospensione dal servizio e dallo stipendio per 5 giorni, il dipendente aveva impugnato il provvedimento disciplinare e il giudice del lavoro gli ha dato ragione. E ha condannato il Comune, a riconoscere gli stipendi saltati e farsi carico delle spese di lite per un totale di 3.177 euro. L’episodio risale al 20 luglio 2018. In piazza del Popolo si stava tenendo la “Festa latina” e secondo le ricostruzioni di allora il dipendente avrebbe preteso la sospensione dell’attività, pur non avendone titolo, e avrebbe denigrato l’attività degli organizzatori della serata. Valutando un danno di immagine, il Comune si era attivato con una sanzione disciplinare, che il dipendente ha impugnato e il giudice ha annullato. Secondo le testimonianze raccolte, non ci sarebbero state offese ma solo la richiesta di abbassare il volume. E l’insegnante di una delle scuole di ballo coinvolte ha negato che l’evento sia stato interrotto in anticipo.

Questo risarcimento fa parte di una delibera che andrà al voto nella prossima seduta del Consiglio comunale e riconosce una serie di debiti fuori bilancio per un totale di 16.755 euro. La voce di spesa più corposa riguarda il risarcimento dei proprietari di un immobile in via Savio per i danni causati dalla mancata manutenzione della rete fognaria. Un problema che i ricorrenti segnalavano dal 2010. Avevano già subito allagamenti nel giardino e nel piano interrato quando nella primavera del 2013 un forte acquazzone, data l’incapacità della rete fognaria di smaltire l’acqua, causò un importante allagamento delle aree esterne e la rottura delle tubazioni, con conseguenti infiltrazioni. Sono stati condannati in solido al risarcimento Hera e il Comune che dovranno pagare 11.496 euro ciascuno. Un difetto di notifica è il motivo per cui il giudice di pace ha annullato la sanzione emessa dalla polizia locale per commercio elettronico senza autorizzazione, condannando il Comune a pagare 355,50 per le spese di impugnazione. Stesso errore che ha portato all’annullamento di due verbali per violazione del codice della strada a una ditta, comportando per il Comune la condanna a sostenere le spese di lite per 511 euro. Un errore è alla base anche del contenzioso che si è concluso con la condanna al Comune a pagare 1.235 euro per spese di lite. Riguarda un cittadino che aveva ricevuto 29 verbali di accesso abusivo alla ztl: dovevano essere annullati in autotutela ma l’istanza fu approvata il giorno dopo il termine previsto, rendendo necessario così il ricorso al giudice di pace perché non diventassero effettivi.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui