Cesena: dati sul lavoro tragici nella pandemia

Il Mercato del lavoro in Romagna ed in provincia di Forlì-Cesena ha sofferto ed inevitabilmente continua a soffrire la crisi pandemica.

I dati 2020 sul mercato del lavoro risentono anche nei territori locali del contesto straordinario e difficile: occupazione in diminuzione, disoccupazione in aumento, forte crescita della cassa integrazione e deciso calo delle assunzioni.

La situazione, pesantemente condizionata dalla pandemia, risulta maggiormente critica nel Riminese e, nel contesto generale, lo è per i giovani. Il forte sostegno degli ammortizzatori sociali e il blocco dei licenziamenti hanno svolto un ruolo molto importante nel contenere gli effetti della situazione.

A Forlì-Cesena

I dati relativi alle Forze lavoro 2020, calcolati come media annua trimestrale, per la provincia di Forlì-Cesena mostrano una situazione in chiaro-scuro; rispetto all’anno precedente, infatti, a fronte di un tasso di attività (15-64 anni), pari al 74,1%, che cala di 1,6 punti percentuali, e di un tasso di occupazione (15-64 anni), pari al 70,1%, che decresce di 1,3 punti percentuali, si riscontra un tasso di disoccupazione che fa segnare un -0,3, portandosi al 5,2%, con quello giovanile (15-24 anni), che si attesta al 17,6%, facendo registrare una lieve diminuzione, pari a -0,2 punti percentuali.

Nel confronto con Emilia-Romagna e Italia emergono risultati migliori; nel dettaglio, il tasso di occupazione risulta più alto del dato regionale (68,8%) e nazionale (58,1%), mentre il tasso di disoccupazione è inferiore alla media sia regionale (5,7%) sia nazionale (9,2%). In termini numerici, a livello tendenziale, si assiste ad un calo degli occupati (178mila unità nel 2020) del 2,1% ma anche dei disoccupati (10mila unità) dell’8,0%: decresce l’occupazione femminile (-6,2%) mentre aumenta quella maschile (+1,5%) ma, al tempo stesso, si rileva un deciso calo delle donne disoccupate (-15,0%), diversamente dall’incremento che si verifica nel numero degli uomini disoccupati (+2,2%). In crescita anche gli “inattivi” (152mila unità), cioè coloro che non cercano più attivamente un lavoro, del 3,5%.

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