Cesena, Daniele Gualdi presenta il suo libro sul San Biagio

Il Centro cinema San Biagio di Cesena dal 2002 al 2011 ha vissuto un decennio straordinario di rilancio, grazie al linguaggio della settima arte raccontato al pubblico dai protagonisti. Demiurgo di quegli anni d’oro, che portarono a organizzare fino a 300 incontri, è stato il cesenate Daniele Gualdi, docente accademico, attuale presidente di Riccione Teatro, in quegli anni assessore alla Cultura del Comune di Cesena. Gualdi ha raccolto quel suo lungo romanzo del cuore, di dedizione verso il cinema e la comunità; l’ha convogliato nel freschissimo “Che belli erano i film! I miei anni al San Biagio” (Società editrice il Ponte vecchio 2022). È una piccola grande epopea che stasera viene presentata alla città e agli appassionati di cinema; a quelli che vissero quei giorni esaltanti e ai giovani curiosi di sapere cosa accadde, specialmente oggi che il San Biagio non c’è più. L’appuntamento è alle 21.15 nel chiostro di San Francesco di Cesena (al Ridotto in caso di maltempo). Ospite d’onore è l’attore Luigi Lo Cascio, autore della prefazione del libro; dal suo primo incontro al San Biagio nel 2004, Lo Cascio e Gualdi hanno stretto un’amicizia, altro segno distintivo dei rapporti umani coltivati dall’autore.

Gualdi, nelle sue 180 pagine racconta di momenti coi protagonisti del cinema, di festival, di mostre fotografiche, di incontri, ma come iniziò l’avventura?

«Il sindaco di allora Giordano Conti mi chiese di rilanciare il San Biagio. Occorrevano un’idea forte e la giusta ambizione. L’idea forte mi venne dall’essere stato responsabile del cineforum della scuola superiore in cui insegnavo. Eravamo soliti invitare, per le nostre classi, protagonisti o testimoni delle pellicole. Erano venuti anche Daria Bonfietti e l’europarlamentare Claudio Fava, a presentare “I cento passi”. Decisi così di fare conoscere il cinema attraverso i suoi protagonisti».

Scorriamone alcuni.

«Sono tanti, alcuni in relazione anche col teatro; dai registi Liliana Cavani, Susanna Nicchiarelli, Ferzan Ozpetek, Marco Tullio Giordana, ai suoi ragazzi de La meglio gioventù Alessio Boni, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio, a Mario Monicelli e Pupi Avati, alla diva Claudia Cardinale, e poi Silvio Orlando, Elio Germano, Alba Rohrwacher, Michela Cescon, Cristiana Capotondi, Paola Cortellesi, la nostra Nicoletta Braschi…».

Quali i personaggi le sono rimasti più impressi?

«È stato bello seguire l’evoluzione di attori e registi che scoprimmo in quegli anni; come Giorgio Diritti che venne per Il vento fa il suo giro e poi con il backstage di “L’uomo che verrà”; e chi poteva immaginare la parabola di Luca Guadagnino; al San Biagio con Melissa P, per “Chiamami con il tuo nome” vinse l’Oscar come Migliore sceneggiatura non originale di James Ivory. Ricordo Saverio Costanzo di cui presentammo tutti i film a partire da Private sul conflitto arabo-israeliano. Con lui c’era il produttore Mario Gianani oggi fra i maggiori. Un rammarico riguarda Paolo Sorrentino; invitato per il suo “L’amico di famiglia” inviò un attore».

Ricorda qualche aneddoto?

«Nel 2006 al cinema Jolly il regista Mario Monicelli ospite con il suo “Le rose del deserto” diede del fascista a uno spettatore “reo” di avere paragonato il film a “El Alamein” di Enzo Monteleone. Più tardi mi disse: «Alla mia età posso dire quello che voglio, tanto mica mi arrestano». Il cinema San Biagio fu “galeotto” di una love story fra Sabrina Impacciatore e Giovanni La Parola, regista di “E se domani; i due, ospiti alla presentazione del film, si innamorarono a Cesena; ce lo raccontò la stessa Sabrina quando ritornò da noi».

La fotografia di scena con Cliciak, le decine di mostre realizzate spinsero il San Biagio al centro del mondo.

«Fondamentali furono gli incontri umani; a Pupi Avati allora presidente di Cinecittà holding mostrammo alcune nostre foto di scena e gli chiedemmo: possiamo fare una mostra al festival di Venezia? Lui ci diede il contatto e nel 2003 esponemmo al Casino; poi il direttore Marco Muller ci fece esporre nel Palazzo del Cinema. Da lì arrivarono mostre e festival internazionali, New York compresa».

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