Cesena, crisi Transpeed: aste fallimentari e stipendi e non pagati

È arrivata l’ora del requiem per la ditta di autotrasporto “Transpeed Plus”, ma gli strascichi saranno lunghi, perché sono state attivate le procedure fallimentari, che di solito giungono a conclusione solo dopo parecchi anni. Nel frattempo, praticamente i circa 20 lavoratori messi improvvisamente alla porta sono riusciti a reinserirsi, con l’ausilio dei sindacati. È stato più facile per gli autisti dei camion, perché la richiesta in quel settore è forte, mentre le cose si sono rivelate più complicate per un paio di impiegate. Restano però ferite aperte e partite da giocare. Uno dei nodi da sciogliere è il pagamento di somme non ancora ricevute dagli ex dipendenti. L’ultima busta paga che hanno ricevuto era quella dello scorso gennaio, e solo nella misura del 30%. Il sigillo sul fallimento è arrivato in aprile e quindi dovrebbero ricevere altre tre mensilità di retribuzione, oltre alla parte decurtata a inizio anno. Inoltre, c’è il tfr in sospeso. I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil che li stanno assistendo hanno già fatto domanda di insinuazione a passivo, cioè la richiesta con cui i creditori di un ‘impresa fallita chiedono la liquidazione dei soldi che devono avere. Però l’efficacia di questa azione dipenderà da quanti soldi il curatore fallimentare riuscirà a recuperare dal loro ex datore di lavoro. A questo proposito, è stato pubblicato di recente un’asta in scadenza il 17 dicembre, per vendere 19 lotti di proprietà della defunta società. Il prezzo base complessivo è di quasi 80.000 euro Si tratta di 9 semirimorchi frigo, alcuni trattori stradali, un paio di furgoni, un’auto aziendale Audi del 2011, attrezzature da ufficio e traspallet elettrici.

Prima di arrivare a questo punto, ci sono stati momenti di grande tensione. Nei mesi scorsi i sindacati, dopo avere impugnato i licenziamenti comunicati dalla “Transpeed Plus”, avevano infatti chiesto e ottenuto di aprire un tavolo di crisi in Regione. L’obiettivo principale era attivare la cassa integrazione a sostegno dei lavoratori. Questa possibilità è tramontata a seguito del sopraggiunto fallimento. Ma il rappresentante di Cna, organizzazione a cui la ditta cesenate era associata, si è beccato una strigliata ance dagli interlocutori istituzionali chiamati a interessarsi di quanto era accaduto. «È stata una gravissima mancanza da parte dell’azienda non avere fatto ricorso agli ammortizzatori sociali – tuona Fabrizio Roncni, della Uilm – Questa è la ragione principale per cui il 30 giugno scorso si è interrotta ogni trattativa con un verbale di mancato accordo». La vicenda della “Transpeed Plus” presenta aspetti grotteschi e nelle modalità in cui è esplosa è oggettivamente un pessimo esempio di gestione di crisi aziendale. Era lo scorso mese di gennaio quando i dipendenti della ditta con base in via Assano si sentirono dire di punto in bianco che nel giro di una settimana sarebbero rimasti disoccupati, perché la “Transpeed”, che aveva una flotta di 26 mezzi, sarebbe stata messa in liquidazione. Nonostante l’energico intervento dei sindacati, non c’è stato alcun margine di manovra per fare un passo indietro, perché i conti risultavano troppo in rosso, come ha poi attestato anche il giudice fallimentare. Il lavoro fatto da Cgil, Cisl e Uil ha però consentito un riassorbimento pressoché totale dei lavoratori. E l’impegno continua ora in sede fallimentare per cercare di ottenere, almeno in parte, i soldi che spettano ai lavoratori. Ma purtroppo, per arrivare a ottenere qualcosa, bisogna armarsi di tanta pazienza: a volte passano una decina di anni prima della conclusione dell’iter.

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