Quando ieri il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte ha annunciato in conferenza stampa che tra le disposizioni del suo ultimo Dcmp c’era anche la possibilità data ai sindaci di disporre la chiusura di strade o piazze nei centri urbani, nelle zone in cui potrebbero crearsi assembramenti a partire dalle 21, per i sindaci è stata una sorpresa.

«Infelice e inattuabile»

Lo ha raccontato in conferenza stampa il sindaco Enzo Lattuca, riportando anche le dichiarazioni in tal senso del presidente di Anci. Il provvedimento non solo è inaspettato, ma anche, secondo Lattuca, «inattuabile». Il testo prevede infatti sì la possibilità di chiudere vie e piazze dalle 21 ma, «fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private».

«In pratica avremmo la possibilità di creare una situazione di filtro ma a patto che si consenta il passaggio dei residenti, di chi va a trovare i residenti, dei clienti delle attività regolarmente aperte, la norma poi se chiarisce se è consentito attraversare la piazza o la via in questione per raggiungere un altro luogo… Mi pare una norma infelice e che non consente applicazioni, non nella nostra realtà per lo meno. Non è nostra intenzione quindi nemmeno sprecare energie per cercare di capire come potrebbe essere attuata».

Sotto controllo

In generale il decreto, commenta Lattuca, «credo sancisca un passaggio di fase, l’attenzione deve tornare ad alzarsi per contrastare la diffusione del virus, la speranza condivisa è che queste misure si rivelino utili diversamente dovremo aspettarci altri provvedimenti». E a proposito di diffusione del contagio Lattuca descrive un quadro che almeno per Cesena definisce «sotto controllo». Il merito è da attribuire «alla tenuta del sistema di tracciamento, il dipartimento sta facendo un lavoro eccezionale che consente di arrivare a diagnosi e tracciamento in poche ore. Se questo sistema si intoppa allora i ricoveri torneranno ad alzarsi. Oggi si arriva a referto in massimo 48 ore, a marzo spesso il tampone arrivava quando il quadro clinico era già aggravato. Dobbiamo riuscire a continuare a far funzionare questo sistema».

C’era aria di attesa oggi nelle scuole. Un’attesa non certo statica, ma di chi sa che con molta probabilità sono in arrivo cambiamenti, ma ancora attende di capire quali.
L’articolo 6 del dpcm presentato ieri sera è infatti dedicato alle scuole e prevede, laddove si configurino «situazioni critiche o di particolare rischio» la possibilità per le scuole superiori di prevedere ulteriori scaglionamenti degli ingressi a partire dalle 9, turni pomeridiani e dà ulteriore flessibilità nell’utilizzo della didattica digitale integrata. L’eventuale decisione dovrebbe essere comunicata al Ministero e concertata tra Regione, Comuni e autorità sanitarie.

«Nelle prossime ore incontreremo virtualmente i dirigenti per condividere cosa fare – ha detto il sindaco Enzo Lattuca – Se penso alle grandi città, dove sono tanti anche i lavoratori che si muovono con i mezzi pubblici, il differimento di un’ora dell’inizio delle scuole può avere un senso, ma nella nostra realtà il rischio è quello di spostare alle 9 gli stessi problemi che avevamo alle 8».

«Le disposizioni dell’articolo 6 non sono categoriche, ma lasciano aperte delle possibilità – spiega Lorenza Prati, dirigente del liceo scientifico Righi – I dubbi di interpretazione ci sono e per quanto riguarda il nostro caso non so quanto lo spostamento possa essere migliorativo: il rischio è che non cambi nulla o che addirittura si riveli peggiorativo». Al liceo Righi la didattica avviene tutta in presenza: «Se lo scopo è diminuire la pressione sul trasporto pubblico possiamo anche valutare di usare la didattica digitale a rotazione anche per la metà delle classi».

Attende il confronto anche la dirigente del liceo Monti, Simonetta Bini: «Dobbiamo capire come adattare alla nostra realtà quanto previsto dal decreto». E se un maggiore utilizzo della didattica digitale le pare una possibilità percorribile, Bini tende invece a escludere l’ipotesi di fare lezione al pomeriggio: «Le scuole superiori sono frequentate anche da studenti che arrivano da molto lontano, per loro significherebbe tornare a casa tardissimo».


Valentina Biguzzi, dirigente del liceo Alpi, ieri si è rivolta a genitori, studenti e docenti con una circolare per spiegare che per eventuali modifiche all’orario di ingresso bisogna attendere indicazioni da Regione, Comune e autorità sanitaria.
Attesa che condivide anche la dirigente dell’istituto Garibaldi-Da Vinci, che ieri ha però criticato duramente la gestione del trasporto pubblico, che non sarebbe stata in grado di rispondere alle reali esigenze della popolazione scolastica.

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