Cesena, controlli sanitari avicoli: assolti tutti i veterinari di Ausl e Amadori

Controlli sulla salubrità dei prodotti eseguiti “all’acqua di rose”. Con modalità che non portavano ad evidenziare eventuali problematiche sul prodotto. Era questa, in sostanza l’accusa che i Nas dei carabinieri di Bologna e la Procura della Repubblica di Forlì avevano mosso nei confronti di 8 tra veterinari dell’Ausl locale e della Amadori di Cesena. A distanza di sette anni da quei fatti sono stati tutti assolti. Non solo i primi 4 che già lo erano stati nel primo grado di giudizio. Ma anche i secondi quattro (in un primo momento condannati) si sono visti liberare da ogni accusa a carico dalla Corte d’Appello di Bologna.

Vicenda annosa

I fatti risalgono al 2014 ed a finire nei guai erano stati nel dettaglio sei veterinari dell’Ausl e due dipendenti del colosso avicolo Amadori. Omissione di atti d’ufficio e abuso d’ufficio le accuse alla fine non riconosciute come condannabili dai vari giudici. Falso ideologico quella che invece ha colpito 4 degli otto imputati ed ora risolta i secondo grado.

Davanti al gip di Forlì erano stati condannati in prima istanza nel 2016 Pasquale Gaspari (un anno), Giovanni Dell’Orfano (10 mesi) Antonella Nisi e Andrea Ambrosini (5 mesi) con pena convertita in una multa superiore ai 40 mila euro.

Erano già stati assolti da ognuno dei capi d’imputazione contestati Fabio Simoncini ed Elisa Caselli (difesi dall’avvocato Giorgio Fabbri), Bruno Lontani (assistito dall’avvocato Marco Martines) e Francesco Zanchini (tutelato dall’avvocato Alessandro Monteleone).

L’accusa sosteneva l’esecuzione di campionamenti “all’acqua di rose” nell’ambito dell’attività mirata a garantire la salubrità dei prodotti. Una questione, questa, esclusa già dalla sentenza di primo grado.

La nuova sentenza

Restava “in piedi” l’ipotesi di falso ideologico. I report statistici che devono essere consegnati obbligatoriamente all’Istituto zooprofilattico (centinaia ogni anno) hanno per legge la necessità di portare la firma sempre e comunque di un veterinario referente. Anche se le campionature vengono effettuate spesso anche da ausiliari incaricati, in un lavoro di equipe pressoché quotidiano che impedisce alla catena di lavorazione di fermarsi in assenza (eventuale) del veterinario referente.

Questi report statistici evidentemente per le accuse dovrebbero sempre essere compilati oltre che firmati in automatico dal veterinario referente. Cosa che invece non era obbligatoria secondo le tesi difensive. Una questione formale che comunque non inficiava in alcuna maniera la bontà dei controlli eseguiti: anche perché si tratta di documentazione solo a fini statistici e non di natura legata ai controlli sanitari sulle carni.

Il secondo grado di giudizio si è concluso ad una trentina di giorni da quella che sarebbe stata la naturale prescrizione delle accuse. Ma i giudici di secondo grado sono arrivati prima a sancire che non vi fosse nessuno da condannare per le verifiche sanitarie eseguite all’interno del colosso avicolo.

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