Cesena, comunità energetiche: scommessa lanciata dalle parrocchie

Contro il caro bollette si stanno facendo strada in tutta Italia le comunità energetiche. Sono gruppi di cittadini, aziende ed enti pubblici che producono energia da fonti rinnovabili per il proprio fabbisogno, e quella che resta la vendono alla rete. Ne guadagnano entrambi, chi vende e chi acquista, con risparmi che si aggirano tra il 20% e il 30%, ma soprattutto si riduce l’impatto ambientale e si stimola la collaborazione attiva fra persone per dare una mano a chi soffre di povertà energetica. Raccogliendo le sollecitazioni della 49ª Settimana sociale dei cattolici italiani, tenutasi a Taranto lo scorso anno, diverse diocesi in Italia hanno deciso di «promuovere e avviare il processo di costituzione di comunità energetiche rinnovabili». Un appello che riprende quello fatto nel 2015 da papa Francesco, a favore di una transizione energetica contro i cambiamenti climatici. La diocesi di Cesena Sarsina non è stata da meno, invitando le varie parrocchie, durante un incontro il 20 settembre scorso per l’aggiornamento del clero, a pensare a tali tipi di progetti.

La prima parrocchia a organizzare una serata informativa, tenuta da Marco Castagnoli direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, è stata quella di San Bartolo, retta da don Agostino Galassi. «Ma sono altre le parrocchie che stanno iniziando a ragionare su questa proposta, che è stata accolta anche dal nostro vescovo Douglas Regattieri – fa sapere Castagnoli – E non solo parrocchie, ma anche monasteri, come i Cappuccini». Pare che anche la parrocchia di Alfero si stia interessando alla cosa, però per una comunità energetica basata non sul fotovoltaico, ma sull’energia idroelettrica che scaturisce dall’Alferello. La presenza del direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro della diocesi di Forlì all’incontro dell’altra sera, mandato dal vescovo per informarsi sul tema, dimostra come anche le città vicine siano interessate alla creazione di tali comunità. Si parla quindi di parrocchie che non solo si fanno promotrici del progetto, ma diventano vere e proprie comunità energetiche, che «possono fornire benefici ambientali, economici e sociali ai suoi membri. «La parrocchia di San Bartolo si presta a promuoverequesto progetto e una comunità energetica può essere anche uno strumento per interventi di carità», ha detto don Agostino, mercoledì scorso, durante l’incontro all’oratorio, dove si sono ritrovate una trentina di persone, quasi tutte molto anziane. Poche «nonostante avessimo distribuito 700 volantini, soprattutto nei condomini del territorio parrocchiale, su circa 1.400 famiglie che l’anagrafe parrocchiale conta», osserva don Galassi.

Ma come si avvia una comunità energetica? «Bisogna iniziare a invitare cittadini e membri degli enti locali a ragionare sul tema, partendo da un’analisi dei bisogni del territorio – afferma Castagnoli – È necessario, prima di tutto, individuare quali aree possano esserci per creare una comunità energetica e poi chi andare ad invitare a far parte della comunità. Quindi bisogna pensare a quale modello giuridico darsi: forse quello più idoneo per le nostre parrocchie, che potrebbero ragionare su comunità energetiche di massimo 200 kwh, è il modello cooperativo. Poi occorre occuparsi della fattibilità e progettazione e studiare come accedere alle varie risorse per realizzare gli impianti. Serve che ci sia qualcuno pronto a fare da apripista».

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