Cesena, coltello in classe: piano di reazione solo sulla carta

La mattinata ad alta tensione vissuta martedì scorso in una scuola media dove un dodicenne con disturbi psichici ha puntato una lama contro una compagna di classe accende i fari su una realtà sommersa ma molto delicata e più diffusa di quanto si creda dentro il mondo dell’istruzione. Praticamente ogni istituto è frequentato da alunni che in momenti di crisi, senza averne colpa perché i loro atteggiamenti non sono consapevoli, possono diventare pericolosi per se stessi e per chi sta accanto a loro. È una situazione di cui il Ministero si è fatto carico qualche anno fa con un corposo documento dedicato proprio alla “prevenzione e gestione delle crisi comportamentali a scuola”. L’Ufficio scolastico della Regione Emilia Romagna lo ha tradotto in un piano operativo, con minuziose indicazionielencate in centinaia di pagine. Una sorta di “guida” che dovrebbe aiutare ad affrontare nel modo giusto questo problema. Il condizionale è però d’obbligo, perché tanti insegnanti, non da ora, segnalano che nelle scuole c’è scarsa attenzione a questa problematica, o comunque c’è un’organizzazione tutta ancora da costruire. Il Piano in questione prova a prevenire «reazioni esplosive di aggressività verbale e fisica verso se stessi, verso gli altri e verso gli oggetti, non volontarie e non pianificate, quindi fuori dal controllo cosciente dei ragazzi». Ma sapendo che non sempre si possono controllare questi momenti critici, indica anche il modo più corretto per affrontarli quando è necessario un «contenimento fisico». Questa eventualità, come dimostrano l’episodio di martedì nella scuola cesenate ma anche tanti altri simili che si verificano in tanti istituti senza che si vengano a sapere, va presa in considerazione e bisogna essere pronti a reagire nel modo giusto. Per esempio, secondoi suggerimentiministeriali, durante una crisi acuta di aggressività l’alunno dovrebbe essere fermato non da qualcuno della sua classe, perché questo può poi trasformarsi in una complicazione nelle relazioni una volta passata l’emergenza, ma da figure esterne appositamente individuate e informate. Per la precisione, dovrebbero essere due per turno all’interno del plesso scolastico. Il tutto fermo restando che viene specificato che nelle situazioni più estreme è ineludibile fare intervenire le forze dell’ordine. Ma prima di arrivarci, esistono anche altre forme di contenimento più soft: quello iniziale è definito “emotivo-relazionale” e dovrebbe essere affidato a un “crisis manager”; poi c’è quello “ambientale”, che consiste nell’allontanamento temporaneo dell’alunno problematico dai compagni di classe, per provare a calmarlo in un contesto più “appartato”. L’impianto generale del Piano regionale relativo alle crisi comportamentali a scuola si articola in due parti. Una generale riguarda l’organizzazione dell’istituzione scolastica e i rapporti con altre istituzioni, partendo da quelle sociali e sanitarie, e con le famiglie. Una seconda parte è individuale, riferita a ciascun singolo allievo che manifesti crisi comportamentali, perché nessun caso è uguale a un altro. A detta di chi vive quotidianamente la scuola, ci sono ancora molti passi da fare su entrambi i fronti.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui