Cesena, coltellate: i condomini dicono basta con una denuncia

Una denuncia-querela per dire «adesso basta», perché «la situazione è diventata invivibile e si deve trovare una soluzione». Gli abitanti dei condomini di viale Bovio a ridosso dei quali sono avvenuti gli accoltellamenti dell’altro ieri sono esasperati. Quell’episodio – raccontano – è stato solo il culmine di un clima di violenza e illegalità che è diventato cronico già da 3-4 mesi, con un’allarmante escalation nelle ultime settimane. E infatti avevano già incaricato l’avvocata Isabella Castagnoli di presentare una denuncia a chi di dovere. È pronta e in queste ore sarà inoltrata alla Procura del tribunale di Forlì e non solo. I residenti e la legale che li assiste chiamano in causa anche le istituzioni, dalla Prefettura al sindaco, e tutti i vertici delle forze dell’ordine, nessuna esclusa. «Non spetta a noi – dicono – decidere come si può fermare questa spirale inaccettabile, ma va fermata subito». Prima degli accoltellamenti in vicolo del Gasometro, c’erano già stati mille campanelli d’allarme. Il penultimo era stato una rissa nel tardo pomeriggio di sabato scorso. Ma inciviltà e prepotenze di un gruppo di giovani che frequentano quell’area sono all’ordine del giorno, come riferisce l’avvocata Castagnoli: «All’inizio il problema era la sporcizia seminata, con cartacce, bicchieri di plastica e bottiglie sparse ovunque. Poi sono iniziati i bisogni organici, fatti anche in aree condominiali come cortili e garage. Da qualche tempo ci sono anche continui schiamazzi fin dopo mezzanotte, e quindi tra l’altro in violazione del coprifuoco. Lo spaccio di droga è sotto gli occhi di tutti. I litigi furiosi, con lanci di bottiglie di vetro, sono sempre più frequenti. Insomma, la situazione è ormai incancrenita, del tutto fuori controllo e ingestibile. Come si è visto in modo eclatante mercoledì». I cittadini non riescono a capire come non si riesca a mettere un freno a quanto sta accadendo. «Chiamiamo ormai tutti i giorni la polizia, i carabinieri o i vigili – riferisce Isabella Castagnoli, facendosi portavoce di un malessere profondo, che accomuna decine e decine di famiglie, oltre a tante persone che lavorano da quelle parti – Ma a volte non vengono, dicendo che non c’è personale a sufficienza, e anche quando arrivano i giovani si dileguano, perché le vie di fuga non mancano. La cosa incredibile è che non si riesca a fermarli, visto che le forze dell’ordine sanno chi sono, tanto che li chiamano anche per nome. Eppure dovrebbe essere d’aiuto anchel’impianto di videosorveglianza».

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