Cesena, Campomaggi & Caterina Lucchi conquistano la Console Usa: “La borsa “Yellowstone? E’ andata a ruba”

La console generale degli Stati uniti d’America Ragini Gupta in visita all’azienda Campomaggi & Caterina Lucchi. Una visita insolita per l’azienda di borse di Borello, richiesta direttamente dalla stessa console americana che appositamente da Firenze, dove è di stanza il Consolato Usa per il distretto Toscana ed Emilia Romagna, è venuta ieri pomeriggio a visionare di persona la storica azienda che da 25 anni produce borse.

Motivo della visita? «Uno dei doveri principali del Consolato americano a Firenze è di approfondire i legami economici tra gli Stati Uniti e l’Italia. Per questo sono sempre in giro cercando aziende, eccellenze del territorio che vogliono espandere la loro attività negli Usa» ha spiegato la stessa Gupta. Negli ultimi anni infatti la Campomaggi & Caterina Lucchi ha ampliato il suo export negli Usa, come ha spiegato lo stesso titolare Marco Campomaggi, tanto da far diventare il paese a stelle e strisce il primo cliente per il loro e-commerce. «Gli Usa sono diventati per noi il primo cliente pubblico e questa è stata una bella sorpresa. Eravamo già presenti in 70 negozi multi marca, distribuiti sulla west ed est coast, ma grazie al fatto che siamo stati scelti, in particolare una nostra borsa è stata scelta, come accessorio nella serie “Yellowstone” il nostro brand è andato a ruba e le vendite online sono decollate. E visti gli ottimi risultati sull’e-commerce stiamo ragionando di aprire una nostra posizione giuridica negli States per avere una base di partenza per un progetto di ampliamento del nostro brand – ha detto Campomaggi alla console -. A novembre io e Caterina saremo a New York per alcuni appuntamenti commerciali, con un importante amministratore delegato di una società leader nella vendita dell’abbigliamento, Sacks Fifth Av., e con altri buyers».

La console Gupta, che a Firenze era stata colpita da una borsa Campomaggi e questo l’aveva spinta a informarsi su quale azienda la producesse («credevo che fosse toscana», ha ammesso), non è stata parca nelle domande ai titolari su quali saranno gli obiettivi futuri della Campomaggi & Caterina Lucchi negli Usa e se l’azienda sarà in grado di coprirne le richieste di mercato. «Negli Usa noi vogliamo intercettare un’opportunità – ha detto Marco Campomaggi – e pensiamo di avere le carte in regola per giocarci la partita e portare il nostro brand a crescere in quel paese. Oggi gli Usa rappresentano il 10% del nostro fatturato (che si aggira sui 23milioni di euro di cui il 13% è la fetta italiana e l’87% è estero, ndr) e ci stiamo facendo aiutare da persone che ci daranno indicazioni su come muoverci negli States. Oggi noi produciamo 100mila borse del marchio Campomaggi e 140mila del marchio Gabs, per un totale di 320mila borse e quindi avremo le capacità per coprire le richieste del mercato. La nostra azienda, che conta 90 dipendenti, si occupa del design, del campionario e di parte del taglio delle pelli, tutte trattate solo con concia vegetale come nostra scelta non solo ecologica ma anche di alta qualità del materiale. L’assemblaggio avviene in laboratori esterni, ma la logistica è seguita qui da Borello. In totale circa 350 persone lavorano per l’azienda, che ha fatto una scelta di un fatturato di qualità e non di quantità».

La visita della console si è protratta per ben due ore in azienda e non ha mancato di vedere ogni reparto della ditta, compreso il pollaio con 14 galline. Gupta ha poi rimarcato come gli americani da sempre amino l’Italia ed il fatto che «a Ravenna ora arrivano le grandi navi da crociera, molti turisti americani verranno in Emilia Romagna in vacanza».

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