Cesena: caccia a nuova testimone nel caso Cristina Golinucci

Un’amante che saliva fino al convento dei frati cappuccini per gli incontri clandestini. Una persona che, 30 anni dopo, potrebbe comunque dare un aiuto concreto nelle indagini per dare una tomba a Cristina Golinucci: scomparsa da Cesena il 2 settembre del 1992.

Marisa Degli Angeli, madre della 21enne di Ronta scomparsa nel nulla, è tornata a “Chi l’ha visto?” per chiedere (di nuovo) di riaprire l’indagine su Cristina e le ricerche dei suoi poveri resti. Le telecamere Rai sono tornate in compagnia della madre della ragazza, nel parcheggio del convento dove vene ritrovata la Fiat 500 color carta da zucchero della ragazza. Auto posteggiata poco prima delle 14:30. Cristina doveva andare ad un appuntamento con il suo padre confessore. Alla porta del convento non è mai arrivata.

La scomparsa della Golinucci è uno dei maggiori misteri irrisolti della storia contemporanea cesenate. Forse il mistero pià grande. Marisa degli Angeli non ha mai avuto intenzione di arrendersi, vuole conoscere la verità. Che per lei ha un nome ed un cognome: il sudafricano Manuel Boke, ospite del convento, successivamente alla scomparsa di Cristina condannato per stupro di una ragazza cesenate, e che allo stesso padre confessore di Cristina (Padre Lino) in carcere ha almeno una volta ammesso di essere colpevole per la sparizione della ragazza.

«Non ho perso un gatto, ho perso una figlia – ha ribadito mamma Marisa alle telecamere di Rai Tre – Dopo la scomparsa di Cristina sul convento si è formata una cappa troppo nera. Io voglio la verità».

Il servizio ha ripercorso la storia della ragazza cesenate, ricordando che Cristina aveva appuntamento quel giorno con Padre Lino, allora priore del convento. Frate morto alcuni anni fa. Dopo mezz’ora il frate uscì nel parcheggio perché era insolito che la ragazza fosse in ritardo. Cercò: ma Cristina non c’era, c’era solo la sua auto parcheggiata.

Il servizio di “Chi l’ha visto?” ha rilanciato gli annosi sospetti su Manuel Boke. Che dopo la condanna per stupro scontata in carcere e senza aver mai ripetuto (da intercettato) di aver avuto a che fare con la scomparsa di Cristina Golinucci, una volta espiata la pena è fuggito in Francia senza fare più ritorno in Italia.

Dal 1992 l’area attorno al convento è stata setacciata più volte. L’ultima con l’utilizzo dei georadar.

«Quel convento è la tomba di Cristina – lo sfogo di Marisa nel parcheggio del convento – negli anni i miei dubbi sono aumentati».

Nel servizio si ricorda anche come all’epoca della scomparsa di Cristina la porta del sottoscala fosse aperta su un piccolo bagno pubblico di servizio. E come quella porta, poi murata, non sia mai stata buttata giù per ispezionare che quel vano non abbia avuto un ruolo sulla scomparsa della giovane.

«Il parcheggio è sempre stato un luogo molto apprezzato dalle coppiette – ha riferito l’avvocato Barbara Iannuccelli – C’era un uomo che aspettava proprio lì la sua amante, alle 14:35». Riporta il servizio di “Chi l’ha visto?” che nella salita del convento l’uomo ha incrociato una macchina con 4 o 5 persone, e che la persona seduta sul lato del passeggero indossava occhiali da vista. «Potrebbe essere stata Cristina?» Queste informazioni sono state rese solo 5 anni dopo il fatto. L’uomo che aspettava l’amante nella parte alta del parcheggio del convento, non fece mai il nome della donna che attendeva. Perché era una persona sposata e non voleva smascherarla come fedifraga.

«Sono passati tanti anni – chiosa Marisa Degli angeli – La donna che ha raggiunto il suo amante si faccia avanti, perché potrebbe dire cose importanti».

Un elemento nuovo che, unito al bagno chiuso e mai ispezionato, fa ribadire alla madre di Cristina Golinucci: «Spero possano riaprire il caso».

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