CESENA. Dalle accuse di maltrattamenti in famiglia ai danni della madre è stato assolto.
Ma erano tali e tante le lesioni che aveva provocato a suo fratello, e le tensioni riversante contro la donna, che per le accuse residue la Corte di Cassazione ha confermato in queste ore una pena che supera la soglia della condizionale.

Il cesenate, di cui non riportiamo le generalità per non scoprire automaticamente anche chi siano state le vittime dei suoi soprusi e violenze, ha iniziato a dare vita a comportamenti violenti nei confronti dei famigliari dall’anno 2000. Una ventina di anni fa era morto il padre; e lui aveva iniziato a litigare furiosamente e spesso col fratello anche per motivi di eredità. Contestualmente si era convinto che la madre parteggiasse per il fratello minore.

Così iniziarono gli episodi di violenza e le denunce.

In primo grado a Forlì il giudice Massimo De Paoli aveva deciso di condannarlo alla pena di 2 anni e 10 mesi di reclusione. Con 50 mila euro da rifondere ai parenti soltanto di provvisionale sul risarcimento complessivo che dovrà essere deciso da un giudice civile in un futuro.
Il cesenate era difeso dagli avvocati Giorgio Contratti e Luca Valdinoci. Suo fratello e la madre dall’avvocato Alessandro Sintucci.
La Procura aveva contestato i maltrattamenti in famiglia ai danni della madre dopo le indagini coordinate dal pm Filippo Santangelo, concentratesi sulla primavera del 2013. Indagini che sfociarono anche in un provvisorio provvedimento di allontanamento (poi revocato) dell’imputato dalle zone frequentate dalla donna.
Buchette della posta rotte, lucchetti delle porte resi inservibili, piccoli furti di alimentari e molti litigi.
Una lite in particolare a metà aprile del 2013 è costata cara, dalle ricostruzioni eseguite in aula, soprattutto al fratello minore.

Durante una colluttazione infatti l’impatto col fratello maggiore gli aveva procurato lesioni tali che, partendo dai primi 30 giorni di prognosi al volto ed al corpo refertati in pronto soccorso al Bufalini, sfociarono poi nella necessità di operare naso, mandibola e di ricostruire buona parte dell’arcata inferiore dentale dell’uomo: visto che i denti si erano rotti in gran quantità sbattendo anche dopo un volo sulle scale.
Al primo grado di giudizio era seguito un Appello. Alcune delle accuse si erano nel frattempo prescritte ma l’Appello aveva comunque mantenuto la pena sopra la soglia della condizionale: due anni ed un mese di reclusione, confermando anche i 10 mila euro di risarcimento alla madre di provvisionale ed i 40 mila al fratello.

Il caso è finito in questi giorni davanti alla 6ª Sessione della Suprema Corte di Cassazione. Dove al cesenate, difeso dall’avvocato Antonio Cappuccio del foro di Bologna, aveva presentato motivi di annullamento legati proprio alle accuse prescritte in secondo grado. Ipotesi rigettata con conferma dunque della sentenza di appello. Se non vorrà finire in cella per le angherie e le violenze fatte subire a madre e fratello, dovrà chiedere ed ottenere accesso ai servizi di pubblica utilità. Nel frattempo le parti civili si preparano a chiedergli l’intero ammontare risarcitorio.
Una cifra che difficilmente sarà inferiore ai 200 mila euro complessivi di danni.

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