BOLOGNA. L’appello ha ridotto di quasi un anno la pena. Ma ha lasciato immutato il risarcimento.
Il caso è quello dei maltrattamenti in famiglia e della violenza sessuale di cui era accusato un sessantenne cesenate oggi davanti alla Prima Sezione d’Appello di Bologna.
L’uomo (difeso dall’avvocato Giordano Anconelli) abita nella periferia di Cesena ed è stato condannato per il solo maltrattamento in famiglia. Per la violenza sessuale di cui era accusato all’inizio era stato già assolto in primo grado. La pena letta dal tribunale collegiale di Forlì un anno fa era stata di 2 anni e 3 mesi ed in Appello è stata ridotta ad un anno e 4 mesi.
La persona attorno a cui si sono concretizzate le accuse nei confronti del cesenate era la moglie: di origini marocchine e 20 anni più giovane di lui. Una donna che, stando alle carte della separazione in atto, secondo i difensori dell’uomo lo avrebbe sposato per ottenere i permessi per restare in Italia, e che sentendo invece i legali della donna (difesa dall’avvocato Eleonora Montaletti) sarebbe stata sposata perché da “sfruttare”, come badante (ruolo che ha ricoperto in passato), come concubina ma perfino come operaia per lavori di casa, a volte anche molto pesanti.
I fatti per cui è nato il processo risalgono all’anno 2017. Quando i vicini di casa della coppia intervennero per salvare letteralmente la donna: la scena che videro è quella del marito che la stava trascinando di nuovo in casa. Con lei ricoperta di sangue al volto.
La donna finì in pronto soccorso. Praticamente non parlava una parola di italiano ma fece capire che, potendo comunicare a dovere, avrebbe raccontato le cose agghiaccianti subite. All’epoca dei fatti per l’imputato scattò pure il divieto di avvicinarsi alla moglie. Anche la nuova sentenza letta ieri riporta un risarcimento nei confronti della donna da 15 mila euro.

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