Cesena, bar, ristoranti e agriturismi con costi da incubo

«È come se ci stessero togliendo la voglia di credere nel futuro». Luisa Del Sorbo, titolare insieme al marito Mauro del bar “L’atelier del caffé”, alza lo sguardo al cielo e allarga le braccia di fronte al travolgente aumento dei costi delle materie prime. «Fino ad adesso non abbiamo aumentato i prezzi, perché ci mettiamo nei panni dei clienti, che hanno sempre lo stesso stipendio con cui fare i conti. Ma credo andando avanti così sarà inevitabile. Il margine di guadagno si assottiglia troppo».

L’aumento del costo dell’energia elettrica e del gas, ma anche di latte e farina, senza risparmiare il caffé, colpisce duro l’utile che le attività commerciali riescono a realizzare a fine mese.

Ma la preoccupazione legata ai costi di approvvigionamento più alti è trasversalea tutta la ristorazione. Colpisce i ristoranti, come l’osteria Michiletta, e anche i produttori e gli agriturismi. Maurizio Pagliarani, titolare dell’agriturismo Clorofilla e membro della commissione prezzi della Camera di commercio, che però, guarda l’altro lato della medaglia: quello dell’allevatore, che a fronte della crescita dei costi non ha la possibilità di scaricare «adeguatamente» il sovrapprezzo sul consumatore, tra cui anche i ristoratori che comprano all’ingrosso. «Per riscaldare un capannone di 700 metri quadrati – spiega – prima ci volevano 1.500 euro, ora 3.200. È cresciuto anche il costo di macellazione, così come i trasporti. La carne costa ancora troppo poco», sentenzia infine Pagliarani.

In questo quadro generale bisogna aggiungere il Covid, il fatto che «c’è meno gente in giro», come puntualizzano Luisa e Mauro, dell’Atelier del caffè. Sulla stessa lunghezza d’onda Rocco Angarola, titolare e chef della osteria Michiletta. «Da quando è entrato in vigore il super green pass il calo l’abbiamo notato. Un calo dei clienti che si combina con l’aumento dei costi fissi, delle bollette della luce, che sono raddoppiate già in autunno, arrivando fino a 800 euro in più rispetto al mese precedente. E la botta del gas di gennaio deve ancora arrivare. È una cosa folle – sbotta il ristoratore -. Ma poi anche la farina, anche le verdure sono cresciute». E pure il filetto, secondo Angarola, è aumentato. E questo, alla fine, non può che ripercuotersi sui prezzi del menù. «Sono 30 anni che mi occupo di ristorazione e ne ho viste di cotte e di crude. Non abbiamo mai aumentato nulla, perché cerchiamo di venire incontro ai clienti, ma adesso come si fa?».

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