Cesena, assassinio alle Vigne: il gip dice no alla perizia psichica

Non ci sono evidenze sul fatto che Giuseppe Di Giacomo potesse essere non in grado di intendere al momento dell’omicidio. È la motivazione con cui il gip Giorgio di Giorgio ha rigettato in questi giorni la richiesta avanzata di perizia psichiatrica, da inserire a procedimento in incidente probatorio per “il siciliano” 65enne, rinchiuso in carcere a Forlì con l’accusa di avere volontariamente aggredito e assassinato il 49enne vicino di casa Davide Calbucci, nel parco alle Vigne. La richiesta di sottoporre a perizia Di Giacomo era stata inoltrata al giudice dal suo difensore, l’avvocato Filippo Raffaelli. Una possibile valutazione dello stato psichico dell’assassino aleggiava attorno al caso fin dalle prime ore dopo l’omicidio, soprattutto per la dinamica con cui è stato commesso e per le “motivazioni” addotte dall’indagato fin dal primissimo interrogatorio in Procura. Anche la pm Laura Brunelli, in seguito alla richiesta di incidente probatorio avanzata, si era opposta. E la perizia non trova neppure i favori neppure dei parenti della vittima, tutelati dall’avvocato Alessandro Sintucci.

A dare intrinsecamente una prima valutazione, dunque, ci ha pensato il gip, che ha ritenuto non necessario l’esame della psiche di Giuseppe Di Giacomo, in quanto lui stesso, con il suo atteggiamento e con quanto ha dichiarato sia al pubblico ministero che al tribunale in sede di convalida, non avrebbe suscitato dubbio alcuno sulla sua volontà di uccidere. Anzi, sin dall’inizio è stato molto chiaro, spiegando senza nascondersi dietro giri di parole il proprio odio in generale nei confronti un po’ di tutti i romagnoli, definiti per lo più contadini e “pecoroni”. In particolare, ha spiegato che non sopportava quel suo vicino di casa, al quale attribuiva la “colpa” ulteriore di continuare ad assillarlo con delle offese, additandolo come un molestatore di donne. Per il gip non ci sono dunque dubbi sul fatto che Di Giacomo fosse lucido e consapevole quando ha impugnato il coltello e ha aggredito ed ucciso il vicino di casa 49enne nel parco Fornace Marzocchi delle Vigne.

La pensa diversamente il difensore dell’omicida reo confesso. La sua tesi è che questo “odio” nei confronti dei romagnoli e del vicino di casa con cui litigava da anni per i più svariati motivi (spesso di natura condominiale) assomiglierebbe ad una sorta di “mania” di persecuzione. Tale da poter essere anche configurata, o studiata, come potenzialmente patologica. Se il difensore di Giuseppe Di Giacomo intenderà sottoporlo ad esame peritale, avrà comunque la possibilità, qualora lo ritenesse necessario, di far eseguire un esame “di parte”. Un esame da sottoporre all’attenzione di chi in futuro sarà chiamato ad emettere una sentenza sull’omicidio.

Recentemente la patologa Donatella Fedeli ha anche consegnato le risultanze dell’autopsia sul cadavere della vittima, evidenziando come Calbucci sia stato attinto da un numero imprecisato di fendenti col coltello. Colpi che gli hanno provocato 34 distinte lesioni in varie parti del corpo. L’esame autoptico si spinge ad ipotizzare anche che la vittima fosse in posizione eretta quando è avvenuta l’aggressione. E che possa essere stata aggredita alle spalle. Una perizia che quindi smentisce anche i racconti dell’assassino, che invece ha riferito di essere stato aggredito per primo.

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