Cesena: ancora scheletri sotto al cantiere delle Tre Piazze

Uno dei cuori storici della città continua a rivelare tracce del suo antico passato. Il sottosuolo nella zona della biblioteca Malatestiana, area di lavori per il progetto di riqualificazione delle “Tre piazze” continua a sfornare reperti archeologici. Questa volta ancora resti ossei umani.

Siamo sempre in piazza Bufalini, verso via Montalti poco dopo l’ingresso alla sala del Nuti, dove le archeologhe della Soprintendenza sono al lavoro per ripulire alcuni scheletri emersi durante gli scavi.

«Si tratta di qualche inumato, non in buono stato di conservazione, emerso durante lo scavo della fogna» ha commentato l’ispettrice Romina Pirraglia, ma sono una conferma di come il sottosuolo in quest’area della città sia pieno di ossa umana ed altri reperti». E non poteva essere diversamente.

I resti umani

Nel corso degli anni e dei mesi scorsi ogni volta che una vanga affondava in questa zona venivano fuori sepolture di diverse epoche, soprattutto medievali. Tanto che sono fino ad oggi ben 15 sono le casse riempite con ossa umane recuperate. Si trovavano sia in sepolture singole che in ossari. Solo lo scorso febbraio era venuta alla luce, sempre in piazza Bufalini, una cavità in mattoni di forma rettangolare dentro cui sono ben visibili numerose parti di scheletri. La sepoltura si trovava quasi in corrispondenza dell’ingresso della sezione moderna della biblioteca, a pochi passi dalla statua di Maurizio Bufalini. E nei mesi precedenti, altre ossa erano state trovate nella parte della piazza un po’ più spostata verso la casa del celebre medico.

Durante lo scavo della ex chiesa di San Francesco emerse un’infinità di resti di scheletri, databili nel periodo dal 14° secolo fino al 18° dopo Cristo. Per non parlare della massa enorme di resti umani rinvenuti nel contesto dei lavori che tra il 2005 e il 2009 diedero il via alla lunga serie di interventi del progetto Grande Malatestiana. Oltre ai resti di una strada risalente all’inizio dell’Impero romano, vennero individuate 24 tombe con numerose ossa umane di quasi 2.000 anni fa.

Nella zona dell’ex palestra del liceo vennero alla luce 14 sepolture, tra cui 5 di bambini, che sono furono datati tra il 6° e 7° secolo, anche grazie a oggetti collocati nelle tombe come monete, ampolle e una brocca. Altre 10 tombe furono scoperte nel settore della centrale termica e della cabina Enel, ma solo una di queste conteneva resti umani: qui è stimata una datazione tra il 2° e 3° secolo.

I reperti asportabili

Oltre a questi resti “macabri”, sono venuti alla luce anche reperti archeologici di tutti i tipi. Una volta ripuliti e classificati, sono stati riposti in una decina di casse. Circa 450 sono stati classificati dagli specialisti come «notevoli». Significa che sono importanti e alla base di questa valutazione possono esserci vari motivi: o per la loro tipologia o perché sono ben conservati o perché sono semplici da datare in modo certo. Si tratta di frammenti di oggetti fatti di svariati materiali e risalenti a epoche differenti: vetro, ceramica, metallo, pietra, ceramica.

Monete e altri oggetti

I lavori alla Malatestiana hanno anche fatto venire alla luce varie monete romane, purtroppo in cattivo stato di conservazione. La più antica risale all’anno 114 -113 a.C., quando i Cimbri provenienti dalla Germania invasero l’Italia. Tra gli altri reperti ci sono migliaia di frammenti di oggetti di tutti i generi d’epoca medievale e rinascimentale, per lo più di ceramica. Tra i più curiosi, si può citare un salvadanaio. All’interno del gruppo di ritrovamenti d’età romana sono invece degni di nota un monile d’oro e una lucerna con un disco decorato con raffigurazioni di gladiatori.

I resti di strutture

Ci sono poi i ritrovamenti che non possono essere rimossi, cioè parti di strutture. Quelle individuate da quando sono iniziati i lavori facevano parte di 27 costruzioni. Le più rilevanti riguardano palazzo Almerici, che sorgeva nell’omonima piazza e fu demolito nel 1961, e l’antica chiesa di San Francesco, che occupava gran parte dell’attuale piazza Bufalini, della quale ci sono testimonianze fin dalla metà del 13° secolo e che fu abbattuta nel 1842. Dello storico palazzo Almerici sono affiorati i resti di vari locali interrati e seminterrati, come una cantina a volta che era piena di macerie e cinque cantinette. Nella stessa zona sono state scoperte, nelle fasi iniziali dell’intervento, le tracce di un vano scala, quattro silos, una fossa da butto e una ghiacciaia circolare. Più verso l’ex liceo classico è spuntata una porzione del rifugio antiaereo costruito in mattoni e cemento, di cui si conosceva già l’esistenza. Per quel che riguarda la chiesa di San Francesco, sono riemersi pezzi delle mura perimetrali sia dell’impianto trecentesco che della versione settecentesca e 5 ossari.

Il fossato medievale

Di epoca medievale e molto significativa dal punto di vista storico-archelogico c’è stata l’individuazione di un’opera difensiva: fino alla metà del 14° secolo, nella zona dove sorse poi il complesso malatestiano, esisteva un fossato, di cui sono state rilevate tracce per un tratto lungo 26 metri e che era menzionato anche su un documento del 1257: in quel punto, a quanto pare, ci fu dunque per almeno un secolo il confine settentrionale della città.

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