Cesena, alt al cemento: 8 società battono il Comune al Tar

Doccia fredda sul Comune di Cesena e sulla Provincia per la Variante di salvaguardia messa a punto ai tempi del sindaco Paolo Lucchi, sotto la regia dell’assessore Orazio Moretti. Si tratta del provvedimento, oggetto di accese discussioni, che nel 2014-2015 cancellò le previsioni urbanistiche edificatorie relative a 128 ettari di aree produttive, ritrasformandole in zone agricole. La seconda sezione del Tribunale amministrativo regionale, presieduta dal giudice Giancarlo Mozzarelli, ha pronunciato una sentenza sfavorevole ai due enti pubblici, a seguito di un ricorso presentato nel 2016 da 8 società: il “congelamento” dei possibili interventi d’espansione imposto dal Comune su aree di loro proprietà è stato ritenuto non legittimo.

Le contestazioni

I terreni al centro della contesa legale si trovano a Pievesestina e già negli anni ’90 erano stati ritenuti ottenuti ottimali per ampliare gli insediamenti collocati a nord e a est. Furono perciò classificati nel 1995 come “Comparto polifunzionale” D1 da attuare mediante Pip, destinazione poi confermata nel Prg del 2000. Le ricorrenti, che sono proprietarie del 40% del comparto (un 50% apparteneva invece alla fallita “Isoldi Spa”), hanno lamentato di non avere potuto attuare le previsioni edificatorie, in quanto non potevano assumere direttamente l’iniziativa per presentare il Pip. Il Comune decise infatti di attribuire il compito di realizzarlo a soggetti terzi: verso la fine degli anni ’90 alla Sapro e poi alla Società pubblica-privata di trasformazione urbana Stu “Pieve 6. Sarebbe toccato a loro acquisire le aree, urbanizzare il comparto e cedere i lotti agli interessati, ma non lo fecero e così si arrivò alla scadenza dei termini previsti per concretizzare quel Piano.

La difesa del Comune

Il Comune ha cercato di difendersi davanti al Tar, osservando che le previsioni produttive e residenziali del Prg del 2000 erano assai sovradimensionate rispetto alle reali esigenze e perciò sono state realizzate solo in minima parte. D’altronde, il consumo di suolo comunale, ce sarebbe raddoppiato se si fosse data attuazione a tutte le cementificazioni programmate nel primo decennio degli anni Duemila, era dell’11% nel 2000 e dodici anni dopo, a seguito di espansioni edificatorie su 41,9 ettari, era salito solo al 13%. Comunque tanto, visto che la media nella provincia di Forlì-Cesena era del 7,1%. Comunque – ha fatto notare ancora il legale di Palazzo Albornoz – nel 2013 le aree di trasformazione previste nella programmazione dovevano ancora essere avviate per il 36% per quel che riguarda quelle residenziali e per il 69% in ambito produttivo. È questo il contesto in cui fu elaborato un documento denominato “Cesena Visione Strategica 2030”, all’insegna della rigenerazione urbana, della riqualificazione delle aree dismesse e del contenimento dello sfruttamento di nuovo suolo. Al tempo stesso, fu adottata una Variante urbanistica, come la Legge regionale permetteva di fare, per salvaguardare il territorio nel periodo di transizione ai nuovi strumenti urbanistici. Con la possibilità concessa ai proprietari di conservare la destinazione se fossero riusciti a raggiungere un accordo, scongiurando così il ritorno alla destinazione agricola. Questa opportunità, nel caso delle aree in mano alle 8 società in questione a Pievesestina, non fu però colta.

La sentenza del Tar

Il Tar ha però accolto il ricorso dei privati, accogliendo con varie motivazioni buona parte delle numerose contestazioni fatte.E’ la seconda sentenza sfavorevole al Comune pronunciatadai giudici amministrativia proposito della Variante di salvaguardia del 2014. Una sezione del tribunale amministrativo presieduta dallo stesso magistrato aveva avuto la stessa linea di giudizio per un’area in via Assano, di proprietà del Caaf (nella foto). Altri 12 contenziosi analoghi si sono invece conclusi a favore del Comune: in 4 casi con sentenze che hanno respinto i ricorsi e in 8 per abbandoni o dichiarazioni di non procedibilità. L’amministrazione ha provveduto a impugnare davanti al Consiglio di Stato le due decisioni negative. Lo riferisce l’assessore all’Urbanistica in carica, Cristina Mazzoni, che ha ereditato dal passato questa patata bollente. Sul piano delle strategie urbanistiche, le sentenze con cui sono state annullate deliberazioni prese 7 anni fa hanno poco effetto, perché il Pug in fase d’approvazione ha ridisegnato, sulla base di logiche del tutto nuove, il futuro urbanistico del territorio. D’altronde, rispetto al vecchio Piano regolatore, che risale a 21 anni fa, c’è stata una rivoluzione sia economica che ambientale. La Variante di salvaguardia voleva essere un ponte verso un adeguamento agli scenari profondamente mutati. Però le partite legali che si stanno giocando sono molto delicate: se le sentenze contro il Comune diventassero definitive, le società a cui è stato impedito di svilupparsi potrebbero fare scattare richieste di risarcimento milionarie.

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