Cesena: a San Vittore la scuola è finita nel segno della poesia per i genitori VIDEO

Alla scuola elementare di San Vittore per l’ultimo giorno di scuola a lezione ci sono andati i genitori. Da una idea di Elena Baredi con il supporto di tutte le maestre e la complicità della dirigente Simonetta Ferrari, è stata preparato una lezione speciale dedicata alla poesia, tenuta dalle due poetesse Mariangela Gualtieri e Vivian Lamarque. Per l’occasione la vicina scuola materna si è trasformata in un’aula magna e su ciascuna delle sedie bambini e bambine avevano sistemato dei fogli con le loro raccomandazioni per i genitori-studenti: “Non copiare”, “Non usare il telefono”, e ancora “Shhh Stai zitto se no non capisci niente, e se poi la poetessa ti interroga?”.
«Sono i consigli che vi danno i vostri figli – ha spiegato loro Baredi mentre prendevano posto – Per voi abbiamo pensato a una lezione dedicata a quello che abbiamo di più importante: le parole». Ad introdurre le due insegnanti d’eccezione è stata la dirigente Ferrari, «L’idea di questa edizione mi piaciuta subito», confessa prima passare il microfono.
Le parole, avverte Lamarque, «Sono potenti: possono lenire e ferire. Tante volte mi è capitato, anche nelle scuole, di incontrare parole che feriscono». Le parole, spiega ancora, «Sono come aria che i bambini respirano, rimangono con loro. Noi poetesse abbiamo la fortuna di poter guarire anche le nostre ferite attraverso la poesia, ma anche chi è convinto di non saper scrivere può trovare quel conforto, può trovarlo nei libri».


Libri che, esorta, «Non devono essere oggetti marziani in casa: lasciateli in giro, lasciate che i bambini abbiano l’opportunità di cascarci dentro anche distrattamente. Proponeteli come una possibilità, così che i vostri bambini possano imparare il piacere di scegliere un libro come in pasticceria si sceglie un dolce».
«Le parole, quella della lingua corrente non ci bastano mai, quando siamo di fronte a ciò di cui più ci importa ci deludono sempre», ha esordito Gualtieri.
La sua più che una lezione è stata un’orazione, un esercizio di «propaganda poetica», l’ha chiamato divertita al termine del suo intervento. Quando le parole deludono, ha spiegato, «Servono due cose, o il silenzio, che è un pezzo di natura che stiamo perdendo, o la poesia». Quelle parole che ci mancano nei momenti importanti, «la poesia le ha scritte, la poesia ha celebrato tutto, dalle cose più grandi a quelle più piccole. Dobbiamo però trovare i nostri poeti, perché non tutti ci parlano, e quando troviamo i “nostri” poeti, sarebbe bello impararli a memoria. Portiamo i nostri poeti, recitiamoli, non sentiamoci ridicoli. Sentiremo di ricaricare la nostra lingua, perché la poesia è un cibo sopraffino e come il corpo, che ha bisogno di allenamento, anche psiche e la lingua vanno alimentate e curate. Ci sono millenni di versi che aspettano di essere recitati, non perdete questa occasione».
Finita la lezione i genitori hanno raggiunto i figli, che hanno avuto giusto il tempo di un saluto e chiedere divertiti se erano stati attenti. Dopo aver lavorato tutto l’anno sulle loro parole, divisi per classi hanno raccontato a Gualtieri e Lamarque quali racconti e quali poesie avevano amato di più per poi regalar loro i disegni e le riflessioni fatte in classe.

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