Cesena, abusi sul Cesuola: il difensore civico incalza il Comune

Ha segnalato al Comune alcuni sospetti abusi edilizi lungo il tratto tombinato del torrente Cesuola tra via Mura Porta Fiume e via Cesare Battisti. Ma per più di 5 mesi, Graziano Castiglia non ha ricevuto alcuna risposta a quella che considera non solo una possibile violazione delle regole edilizie e urbanistiche ma anche un pericolo per l’intera collettività, in caso di piena del corso d’acqua. Così si è rivolto al difensore civico regionale, Carlotta Marù, che ha confermato che il combattivo cittadino (che a suo tempo, a seguito dei suoi incessanti esposti e richieste di informazioni inoltrate al Comune, fu denunciato per stalking dall’ex sindaco Paolo Lucchi, ma fu poi assolto dall’accusa) ha diritto ad avere un riscontro al suo sos. Perciò ha intimato agli uffici comunali del Settore Tutela dell’ambiente e del territorio di «fornire una motivata risposta alla segnalazione» che ha fatto, comunicando «entro trenta giorni» di avere ottemperato al loro obbligo.

Castiglia sottolinea che il suo non è un desiderio di ficcare il naso in faccende private che non lo riguardano, perché quella dove ravvisa una criticità idraulica aggravata da costruzioni probabilmente abusive è «un’area demaniale». Che significa che «è di tutti quanti i cittadini». Non solo. Fa notare che la situazione del Cesuola è una minaccia che riguarda tante persone: persino «il Tar di Bologna, in una sentenza del 2008, ha asserito che in fase di piena rappresenta un pericolo». Per queste ragioni Castiglia ha sollecitato già da tempo l’Ufficio Abusi edilizi a effettuare verifiche sulla parte coperta del torrente che attraversa il centro della città. E vuole avere una risposta per capire se chi di dovere si è attivato e con quale esito.

Tra l’altro, il difensore civico Marù ha aggiunto che il cittadino che ha chiesto il suo intervento ha riferito di soffrire di umo «stato di ansia per la situazione di presunto potenziale pericolo» che ha denunciato. Un motivo in più per dare risposte, che comunque – ha chiarito la paladina dei diritti dei cittadini – gli spetta in nome del principio di trasparenza dell’azione amministrativa. La linea che la pubblica amministrazione deve seguire in questi casi – ha riepilogato il difensore civico – è chiara: è tenuta a «rispondere in ogni caso, tranne i casi limite di palese pretestuosità, alle istanze dei privati, nel rispetto dei principi di correttezza, buon andamento e trasparenza», come ha ribadito in una recente sentenza il Tar di Bari.

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