Quello del dipartimento di Igiene e Salute Pubblica è uno dei nodi centrali della rete impegnata nel contrasto alla diffusione del virus Covid-19. A loro è affidata la gestione del tracciamento dei contatti dei contagiati. «Il tracciamento – spiega Nicoletta Bertozzi, direttrice del dipartimento di Igiene e Salute Pubblica di Cesena – è quello che ci permette di fare muro attorno al virus e contenere l’eventuale catena del contagio».

È un lavoro che comincia la mattina «con lo scaricamento dei dati, uno dei termini nuovi del nostro lavoro». I dati sono quelli dei nuovi casi di positività da cui partire per tracciare contatti. Alcuni casi richiedono più attenzione di altri: «Quando si tratta di minori, di insegnanti o di operatori di strutture per anziani la priorità è massima, lo è in generale quando si tratta di casi inseriti in una collettività, come nel caso delle scuole, o di persone a contatto con soggetti fragili». Da qualche settimana i numeri dei nuovi casi «fanno barcollare un po’».

Le restrizioni sembrano cominciare a fare effetto: «Notiamo qualche segnale positivo, ma questo – avverte subito – non significa che dobbiamo smettere di preoccuparci. Stiamo notando un rallentamento della curva di incremento dei contagi ma siamo ancora lontani dai dati che avevamo un mese fa».

La pandemia per il dipartimento ha rappresentato uno spartiacque netto: «Il nostro lavoro è profondamente cambiato», un cambiamento che l’Ausl ha saputo accompagnare dispiegando «tutte le forze possibili». «Il personale è più che triplicato – racconta – siamo passati da 15-20 persone per le vaccinazioni a oltre 70 dipendenti, reclutando anche i giovani laureati».

«Questa settimana abbiamo circa 1700 persone in quarantena perché sono venute a contatto con un positivo. Un numero così alto non lo avevamo mai avuto nemmeno durante il picco di aprile». E un terzo arriva dal mondo della scuola, dove comunque il rispetto dei protocolli viene definito scrupoloso.

Anche per la tanta gente in quarantena si sta valutando l’allestimento di una seconda postazione drive through. «Stiamo pensando ad una sorta di postazione “veloce”, che lavorerebbe un paio di ore al giorno e che sarebbe dedicata ai tamponi di fine quarantena». Lo scopo è quello di alleggerire il carico di lavoro della postazione dell’ospedale che invece lavora 12 ore al giorno.

«Quello che abbiamo imparato è che dobbiamo essere flessibili e pronti a reagire. Due settimane fa, quando è arrivata l’ondata dei contagi, abbiamo avuto un momento molto difficile, ma siamo riusciti a governare la barca e ora la situazione è sotto controllo, che significa che oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo lavorato sul tracciamento dei casi arrivati questa mattina… Insomma siamo in pari». Fondamentale dal punto di vista dell’organizzazione è il lavoro fatto a livello di Ausl Romagna sull’informatizzazione di alcune procedure: «come ogni sistema informatico nuovo necessita di un periodo di assestamento, ma cominciamo ad assestarci anche su questo fronte».

Difficile fare previsioni su come saranno i prossimi mesi, «con questo virus non si canta vittoria, bisogna essere pronti a reagire e a farlo con velocità e flessibilità».

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