Forse non si era mai vista una malattia con una «variabilità clinica così grande». Per alcuni il Covid-19, anche quando non è letale, è un inferno. Per altri, invece, è un disturbo leggero o si presenta addirittura in forma asintomatica.Il virus si manifesta davvero in modo incredibilmente differente da una persona all’altra: dipende proprio dalle caratteristiche peculiari che ha l’organismo di ciascun individuo. A sottolinearlo è il mercatese Ignazio Palazzi, coordinatore dell’Usca, il team di medici cheasssiste a domicilioi contagiatiche non necessitano di ricovero ma che hanno bisogno di essere seguiti con attenzione perché hanno disturbi polmonari. Dal 4 al 10 gennaio questa squadra, formata da 16 professionisti, ha fatto ben 198 visite domiciliari. In questa fase se ne fanno mediamente tra 30 e 40 al giorno. Ce n’è un gran bisogno, perché il 95% dei positivi al Covid-19 non ha bisogno di essere ricoverato. Attualmente nel comprensorio cesenate sono 1.804 i malati in isolamento domiciliare. Circa 800 di questi abitano nel comune di Cesena. Ma con quali farmaci vengono curati questi contagiati? Palazzi spiega che «per i casi lievi non c’è bisogno di alcuna terapia, se non gli ordinari trattamenti contro i vari sintomi che possono presentarsi, a partire dall’assunzione della semplice Tachipirina». Per chi deve invece fare i conti con forme un po’ più gravi la situazione è complessa. Il coordinatore Usca spiega infatti che occorre una «terapia sartoriale sul paziente», nel senso che vanno individuate terapie molto personalizzate «in base ai singoli casi, che sono estremamente diversificati». Quando c’è un interessamento polmonare viene somministrato del cortisone, ma con un paio di accorgimenti. Innanzitutto, se ne fa uso «solo a partire dalla settima giornata dalla diagnosi, perché prima c’è una replicazione virale, che il cortisone accelererebbe, mentre successivamente, nella fase infiammatoria, è utile». Tra l’altro – aggiunge il giovane medico – «il picco di peggioramento clinico nelle persone non anziane si ha tra l’ottavo e il decimo giorno e molto raramente oltre i 12 giorni. Per chi è in età più avanzata può invece arrivare anche più tardi». Sempre a proposito di cortisone, «se ne stanno utilizzando tre tipologie a seconda dei casi», tenendo anche conto delle controindicazioni, perché per esempio «per una di queste c’è il rischio di iperglicemia». Per quel che riguarda gli antibiotici, anche se non hanno alcuna efficacia diretta contro i virus, «si tende a impiegarli dopo 72 ore di febbre causata dal Covid-19, perché sono utili per combattere sovrainfezioni batteriche che possono emergere». Un farmaco chiave è infine l’eparina, ma anche qui serve grande attenzione e bisogna fare dei distinguo. «Il dosaggio varia in base al peso del paziente – spiega Palazzi – e bisogna anche prendere in considerazione il rischio tromboembolico».

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