Il figlio di Giovannino Guareschi: “Il film su Rai1? Il risultato sul profilo umano del personaggio è ottimo. Il legame con Cervia continua”

Cervia

Andava raccontata anche con un film la vita breve e impetuosa di Giovannino Guareschi (Fontanelle di Roccabianca, 1908 – Cervia, 1968). A quasi sessant’anni dalla sua morte non si era potuto o voluto farlo. Si dovevano fare i conti con la memoria e la sua, nonostante un lascito culturale enorme, era ancora avversata. Per cui per anni è stata tenuta sotto chiave, silenziata o denigrata. Guareschi? Beh, Don Camillo e Peppone e poco altro. Ma non era possibile emarginare e minimizzare i racconti de “Il Mondo Piccolo”, le caricature del “Bertoldo”, gli articoli e le vignette satiriche del “Candido”, la drammatica testimonianza del “Diario clandestino, 1943-1945”. Infastidiva il Guareschi politico che manifestava le sue idee e non c’era fascismo, comunismo o democrazia cristiana che lo facessero tacere. Scomunicato da destra, sinistra e centro. È certamente impossibile comprimere e miniaturizzare come in un diorama la sua vita. I cento minuti del film televisivo Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano trasmesso su Rai 1 domenica 20 settembre (disponibile su Raiplay) sono il primo tentativo. Altri, forse, riusciranno meglio nell’impresa. Ma se la memoria, come la tradizione, significa custodire il fuoco e non adorare le ceneri allora il film ha contribuito a riattizzare la brace. I figli, di Guareschi, Alberto e Carlotta (scomparsa nel 2015) hanno raccolto un’eredità difficile. Ad Alberto Guareschi chiediamo quali sono le sue impressioni sul film e in che modo è stata conservata e promossa la memoria del padre.

Spesso le opere televisive dedicate a personalità del mondo dell’arte si limitano a ritratti oleografici privi di approfondimento sul profilo umano: qual è la sua impressione sul film dedicato a suo padre?

«Andrea Porporati, sceneggiatore e regista della fiction, e gli altri sceneggiatori che l’hanno affiancato, hanno seguito il suggerimento dato da Giuseppe Verdi ai giovani musicisti, quello di “inventare il vero”, facendo interpretare al suo Giovannino Guareschi anche la parte del Giovannino letterario protagonista dei suoi racconti del “Corrierino delle famiglie”. Il risultato sul profilo umano del personaggio è ottimo».

Lei ha collaborato come consulente con gli autori del soggetto: come ha vissuto questa esperienza? Quale testo è stato usato come riferimento per il film e come è stato scelto?

«Ho accettato volentieri l’invito del produttore di fare da consulente agli autori del soggetto e questa esperienza mi è stata molto utile perché mi ha confermato l’importanza dell’archivio che mi ha lasciato mio padre. Gli autori hanno tratto il soggetto dal libro che abbiamo curato mia sorella ed io nel 1993 Chi sogna nuovi gerani?, il cui il titolo nasce dall’anagramma del suo nome».

A quasi sessant’anni dalla morte di Giovannino Guareschi è il momento di fare un bilancio delle attività svolte da lei e, fino al 2015, da sua sorella Carlotta. Come e quanto sono cambiate in questi anni la conoscenza e la comprensione delle opere di suo padre?

«Dopo la morte di mio padre c’è stato in Italia, dopo il breve periodo d’interessamento legato alla sua scomparsa, un lungo silenzio da parte della cultura ufficiale e dell’editoria mentre all’estero continuavano a ristamparlo. Il silenzio è durato fino al 1981 quando è uscita la prima coraggiosa biografia su mio babbo scritta da Beppe Gualazzini con l’avallo di Indro Montanelli: mia sorella ed io gli abbiamo fornito il materiale dell’archivio di nostro babbo per le sue ricerche. Il suo libro ha avuto un grosso successo tra i giovani: tra questi vi furono molti futuri scrittori con i quali abbiamo poi collaborato che, a loro volta, hanno continuato a studiarne la vita e le sue opere scrivendo saggi e biografie e facendolo scoprire a nuovi lettori. Abbiamo iniziato a ricevere inviti “perentori” da parte dei suoi lettori che ci hanno spinto a raccogliere in diverse pubblicazioni postume i numerosi racconti pubblicati su «Candido», su «Oggi» e su «Il Borghese» che non erano mai stati raccolti in volume. Nel 1987 è nata l’associazione “Club dei Ventitré” che vuole essere un punto di riferimento per i suoi lettori: lui se ne attribuiva 23 ricordando i famosi 25 lettori di manzoniana memoria e togliendosene un paio per modestia... Attualmente le sue opere sono attive nel catalogo BUR della Rizzoli, in e-book e in audio book nella collana della Egmont e continuano a essere lette e a trasmettere la loro carica di positività divertendo, commuovendo e, quando occorre, consolando. Continuano a uscire le traduzioni: l’ultima è quella in lingua maltese e stanno preparando quella iraniana. I racconti del «Mondo piccolo» da dieci anni sono presentati nella versione a fumetti e la serie di film è riproposta in tv ogni anno con un’audience alto».

Tra i più attenti studiosi delle opere di Guareschi va ricordato Giovanni Lugaresi, ravennate. Il rapporto con la Romagna e con la città di Cervia ha un valore concreto per conservare la memoria di suo padre?

«Mia sorella ed io abbiamo avuto la fortuna di conoscere Giovanni Lugaresi, appassionato studioso di Giovannino e delle sue opere e nostro caro amico, nel 1986, in occasione dell’inaugurazione a Busseto della mostra “Tutto il mondo di Guareschi” organizzata da Beppe Gualazzini. Da allora è sempre al nostro fianco come presidente del “Club dei Ventitré”. Profondo conoscitore dell’opera di mio padre ha scritto diversi saggi su di lui. Il legame di mio padre con Cervia, dove con mia madre (interpretata nel film dalla faentina Benedetta Cimatti, ndr), ha passato buona parte degli ultimi anni in serenità nella sua casa circondati dall’amicizia di tanti amici cervesi, è forte e continua concretamente con la presenza dei suoi familiari perché la sua casa ospita spesso i figli e i nipoti di mia sorella. Inoltre da anni alcuni appassionati cervesi organizzano delle manifestazioni guareschiane tenendo vivo il ricordo della sua lunga frequentazione di Cervia».

Il 23 luglio 1968, il giorno dopo la sua morte, l’Unità descrisse Guareschi in un breve e sprezzante articolo non firmato come un “antidemocratico”, “personaggio tipico di una certa provincia italiana”, i cui ultimi anni di vita erano stati il “malinconico tramonto dello scrittore che non era mai nato”.

Oggi Guareschi è lo scrittore italiano più tradotto e più letto al mondo. Insomma la sua memoria è ancora viva. E non muore neanche se l’ammazzano.

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