Cervia. Cade in bici ma perde la causa contro il Comune. Il giudice: «Doveva essere più diligente»

Cervia

Una brutta caduta in bicicletta urtando con la ruota il cordolo della pista ciclabile lungo una strada dissestata le è costata cinque mesi di stipendio, senza contare poi le spese mediche per una guarigione lenta e dolorosa. Di questo una donna di 55 anni chiedeva conto al Comune di Cervia, pretendendo oltre 123mila euro di danni. Ma la causa civile intentata contro il Comune le ha però dato torto. Secondo il tribunale avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione. È quanto ha stabilito il giudice civile Adriana Forastiere, che con una sentenza depositata martedì ha rigettato la richiesta di risarcimento avanzata dalla signora coinvolta nell’incidente avvenuto in viale Milazzo nel maggio del 2022.

La vicenda nasce dall’incidente avvenuto in pieno giorno, attorno alle 10.15 del 15 maggio. La donna precedeva in sella un amico, divenuto testimone della caduta. Giunta all’altezza del civico 8, aveva tentato di immettersi sulla pista ciclabile. Secondo la ricostruzione fornita in giudizio, la caduta sarebbe stata causata da una presunta fessura tra la carreggiata e la pista, dovuta a un dislivello del manto stradale: la ruota anteriore si sarebbe incastrata, facendo perdere il controllo del mezzo. La donna aveva citato in giudizio il Comune, sostenendo la responsabilità dell’ente quale custode della strada. Quest’ultimo, tuttavia, si è difeso contestando sia la dinamica sia il nesso causale, chiamando in causa anche la società appaltatrice dei lavori di riqualificazione della zona. Decisiva, nella valutazione del magistrato, è stata la documentazione raccolta dalla polizia locale e le fotografie dello stato dei luoghi. Da queste è emerso come il tratto di strada presentasse sì un dislivello e condizioni di dissesto, ma tali da essere chiaramente visibili e percepibili. Non solo: la pista ciclabile risultava delimitata da un cordolo rialzato lungo tutto il percorso e, a pochi metri dal punto dell’incidente, era presente uno “scivolo” che consentiva un accesso agevole, seppure sfalsato rispetto il livello della strada. Secondo il Tribunale, il rischio era prevedibile e la ciclista avrebbe potuto evitare la caduta usando «l’ordinaria diligenza», scegliendo il punto adeguato in cui immettersi sulla pista, oppure, se necessario, fermandosi.

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