Anziché essere accudite e trascorrere gli ultimi anni di vita fra consorelle, sarebbero state bersaglio di parolacce e insulti, divenendo vittime dei modi maneschi di alcune operatrici socio sanitarie. È quanto sarebbe accaduto almeno fino a marzo 2018 ad alcune monache ospitate all’interno dell’istituto delle Suore della Carità di Cervia. È in quell’anno che una delle dipendenti, stanca di assistere a quelle condotte, si è decisa a segnalare le colleghe alla coordinatrice e alla suora superiora; tuttavia, non creduta, si è rivolta direttamente al vescovo. Una scelta che le è costata il posto, ma che ieri – due anni dopo il licenziamento – le ha offerto la “rivincita”. Perché dalla sua querela sono finite a processo per maltrattamenti non solo le due oss che aveva denunciato (una 51enne italiana e una 56enne dell’Est Europa), ma anche la responsabile (una 53enne italiana), accusata di tentata violenza privata per avere cercato di farle sottoscrivere un documento nel quale venivano riportate circostanze diverse da quelle da lei riferite.

L’arcivescovo fra i testi

A essere sentito sulla vicenda, ieri mattina, è stato chiamato a deporre davanti al giudice Cecilia Calandra anche monsignor Lorenzo Ghizzoni. Il quale, ricordando il colloquio avvenuto a fine 2017, ha riferito di avere provveduto a informare la superiora «affinché facesse accertamenti interni».

Suore insultate

Le conseguenze si erano ritorte contro la dipendente che aveva sollevato il “polverone”, una 45enne di origine sarda che si è costituita parte civile con l’avvocato Stefano Di Donato (ieri sostituito dal legale Antonio Diogene). Ne ha parlato in prima persona, rispondendo alle domande del vice procuratore onorario Katia Ravaioli. Assunta da 6 anni nella struttura come donna delle pulizie, ha raccontato di avere sempre visto alcune operatrici tenere «un atteggiamento orrendo con tutte le suore, e in particolare con due». Alcune delle frasi da lei riportate sono finite nel capo d’imputazione: volgarità come “ti lamenti come la mia cagna in calore” o “togli quelle mani di m…, mi fai schifo”, e ancora, offese come “stronza, imbecille”. Solo una delle due religiose individuate dalla Procura quali parti offese, è attualmente in vita. Ha compiuto gli 86 anni e per lei si sono costituiti i servizi sociali con l’avvocato Christian Biserni.

Graffi e lividi alle anziane

«Le strattonavano, le buttavano sulla carrozzella in modo brusco, e ogni volta che di turno c’ero io notavo nuovi lividi e graffi». La dipendente aveva atteso a lungo prima di compiere «una scelta di cuore, perché non potevo continuare a fare finta di niente come le altre assistenti». Quando si era rivolta alla dirigenza dell’istituto, «mi sono sentita rispondere “tu finisci le tue ore e vai a casa, tanto non te le devi mica sposare le tue colleghe”». Da qui la decisione di interpellare il vescovo, due volte, «chiedendogli di aprire gli occhi». Ma nulla – stando al racconto – è mai cambiato.

Il licenziamento

A mutare era stato invece l’atteggiamento da parte della superiora e della coordinatrice nei suoi confronti. «Mi facevano fare meno ore – ha proseguito in aula la donna -, a fine turno mi chiamavano e cercavano di convincermi a firmare un foglio in cui dichiaravo di avere visto alcune colleghe picchiare le degenti. Accuse che io non ho mai fatto, eppure mi dissero che se non avessi firmato sarei stata licenziata».

Così è successo. A fine dicembre è arrivata una lettera con l’apertura di un provvedimento disciplinare nel quale «si diceva che avevo importunato il vescovo». Il 21 marzo successivo è stata notificata la lettera di licenziamento per giusta causa.

Il file audio con la collega

L’ultima strada tentata dalla donna è stata quella dei carabinieri. Dopo la denuncia, la Procura ha incaricato la Compagnia di Cervia-Milano Marittima di svolgere le indagini (come ha riportato ieri in l’udienza il tenente Giuseppe Turco). Sono seguiti appostamenti, 15 giorni di intercettazioni e una perquisizione. Infine, dal telefono della lavoratrice è stato estrapolato un file audio nel quale anche un’altra collega ammetteva di avere assistito a comportamenti non corretti ai danni delle anziane. Da quegli accertamenti sono state formulate le accuse nei confronti delle tre imputate, che ora -difese dagli avvocati Luca Roda, Massimo Lazzari e Gian Paolo Mari – attendono la prossima udienza prima della sentenza.

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