Cervia, prof accusato di molestie: il racconto delle studentesse

CERVIA. “Girls”, ragazze. Era il nome della chat di Whatsapp che riuniva tutte le compagne di classe. L’avevano creata per un unico motivo: raccogliere le esperienze traumatiche che ogni studentessa aveva avuto con il professore di alimentazione. “Il pedofilo” lo avevano ribattezzato in modo tutt’altro che scherzoso all’interno dell’istituto alberghiero “Tonino Guerra” di Cervia, dove già nel 2018 le voci sui metodi discutibili di quel docente erano ormai cosa nota. Quei racconti condivisi nel gruppo di alunne sono finiti prima in mano al preside, che «rimase esterrefatto», poi agli investigatori della squadra Mobile, che l’8 giugno del 2019 (quando già il prof era già stato allontanato dal dirigente) gli notificarono l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Ieri mattina i ricordi sono riemersi in tribunale, nel corso del processo che vede il docente, un 65enne di origine riminese ma residente a Ravenna, accusato di violenza sessuale per presunti palpeggiamenti e atti sessuali nei confronti delle allieve, all’epoca tutte minorenni.

La rappresentante di classe

Chiamate a testimoniare una ad una, le studentesse hanno riferito episodi pressoché identici. E lo hanno fatto di fronte all’ex insegnante, presente in aula accanto ai propri avvocati, Ermanno Cicognani e Maurizio Taroni. A parlare è stata l’allora rappresentante di classe, alla quale venne l’idea di creare la chat fra ragazze. Davanti al collegio penale presieduto dal giudice Federica Lipovscek (a latere i colleghi Beatrice Marini e Cristiano Coiro) ha ricordato le battute di cattivo gusto, fuori luogo al punto da lasciare interdetta la classe: «A una noi che stava ridendo per un video visto sul telefonino disse, “La prossima volta ti metto a 90 e vediamo come ridi”».

Oppure sentendo un’altra compagna lamentarsi del proprio aspetto fisico, l’uomo avrebbe invitato tutte a presentarsi a scuola in costume. Dopo qualche tempo era arrivata pure la proposta, estesa a due classi composte per la maggior parte da ragazze, di andare in gita alle terme.

Palpeggiate per misurare l’altezza

Il professore non si sarebbe limitato solo ai commenti. Unanime l’accusa delle giovani di avere subito palpeggiamenti di vario tipo, in diverse circostanze. Tra queste, il giorno della misurazione dell’altezza: «Mi portò in una stanza adibita a magazzino – ha riferito un’altra adolescente – e mi fece salire su un banco per misurarmi. Mi palpeggiò con entrambe le mani nella parte alta del seno per spingermi contro il muro, io mi scansai e lui disse, “quando torni in classe non lo dire a nessuno”». E ancora, i racconti collezionati nella chat parlano del compleanno di una delle ragazze e di un “tanti auguri” cantato dal prof, al termine del quale molte l’avrebbero sentito dire, prendendo la festeggiata alle spalle, “Se la violento voi non dite nulla, vero?”. Molti altri gli episodi denunciati, compresi massaggi tra scapole e seno durante le interrogazioni, protrattisi «anche per un minuto».

La rappresentante sminuì

Di fronte ai giudici, rispondendo alle domande del sostituto procuratore Lucrezia Ciriello, è emersa anche l’amarezza nel ricordare la reazione della coordinatrice degli insegnanti, quando per la prima volta le adolescenti avevano lamentato il disagio provato durante le ore di lezione. «Ci disse che erano solo comportamenti amichevoli». Alla fine erano stati altri due professori ad aiutare la classe a redigere una lettera indirizzata al preside. È in quel momento che è arrivata l’idea della chat “Girls”. E a quel punto, anche per fronteggiare la furia dei genitori, l’allontanamento del prof per tutelare le giovani iscritte all’istituto è scattato in automatico.

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