Cervia, cordoglio per la morte di Trinchillo: “Sguardo sensibile e attento”

Un fotografo e una persona con cui «era bello parlare di musica»: così un collega musicista e organizzatore di concerti ricorda il 41enne cervese Marco Trinchillo. Una bella fetta del mondo della cultura romagnolo in questi giorni piange la scomparsa del batterista, chitarrista e tastierista degli Amycanbe, band molto nota nei club della Romagna e non solo.

Della morte del giovane, avvenuta nel sonno all’inizio della settimana, in molti sono venuti a conoscenza soltanto venerdì, a funerale già celebrato. Lascia i genitori e una compagna. I suoi amici lo hanno ricordato nei giorni scorsi, dopo il funerale, pubblicando sui social le canzoni del gruppo in cui suonava, attivo dal 2005.

Il ricordo dell’agenzia

Il quarantunenne era noto nel mondo musicale ma era soprattutto valido fotografo. Non a caso, il SI Fest, uno dei festival fotografici più longevi in Romagna e noti in Italia, è stato tra i primi a salutare il 41enne che, tra le altre collaborazioni, lavorava per l’agenzia milanese Parallelozero. Agenzia che lo ha ricordato così: «Marco era un professionista la cui sensibilità, l’umiltà, l’entusiasmo e la tenacia ci hanno resi orgogliosi di lavorare con lui e ci avevano fatto immaginare un lungo percorso di crescita insieme, che purtroppo è stato interrotto nel modo più doloroso. È consuetudine augurare a un fotografo “buona luce”. Ci consola sapere che, là dove Marco è andato, la luce è sempre splendida». Tra i suoi lavori in Romagna, un apprezzato reportage che racconta le Case Ina di Rimini nell’ambito di “Photobuster”. Anche l’associazione Sarà, che ha organizzato questo progetto, ha voluto salutare il fotografo: «I suoi scatti all’Ina casa ci hanno aperto il cuore, cogliendo una parte nascosta (e viva) della nostra città».

Il lavoro sul lockdown

Le fotografie di Trinchillo avevano da tempo valicato i confini della Romagna arrivando sui magazine nazionali. In particolare, i suoi scatti che rappresentavano i giovani ai tempi del Covid erano stati molto apprezzati. Si chiamava “I ragazzi non stanno bene” il progetto curato dalla sua agenzia: le parole di Federico Taddia e le foto di Trinchillo si erano unite per raccontare il lockdown 2020 e il modo in cui gli adolescenti lo vivevano.

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