Era uscita per comprare alcune cose nelle bancarelle a pochi passi da casa. Al suo rientro aveva trovato i vigili del fuoco a spegnere le fiamme che si erano propagate nel suo appartamento. Probabilmente colpa della pentola, che come altre volte aveva lasciato sul fuoco assentandosi per qualche minuto. Surriscaldandosi aveva innescato il rogo; ma non era nemmeno escluso un possibile corto circuito partito da una presa di corrente della cucina. Queste le ipotesi fatte al termine del sopralluogo avvenuto una volta domato l’incendio che il 7 settembre 2016 rese inagibile un appartamento in via Campania a Pinarella. Ad ogni modo fu una scelta irresponsabile quella di uscire di casa con il fornello acceso. Tant’è che giovedì l’inquilina – una colf 46enne residente in quell’abitazione da circa quattro anni – è stata condannata a 8 mesi per danneggiamento a seguito d’incendio.

Una fortuna, tuttavia, che mentre le fiamme si propagavano nell’abitazione situata al primo piano, distruggendola in buona parte, la signora fosse fuori casa, e non all’interno per esempio nella camera da letto o in bagno. Non appena dall’esterno qualcuno aveva notato il fumo, era scattato l’allarme che aveva fatto arrivare sul posto i vigili del fuoco che erano riusciti a circoscrivere l’incendio prima che si propagasse negli altri appartamenti della palazzina. Un aspetto sul quale ha puntato il difensore della donna, l’avvocato Massimo Martini, al fine di alleggerire la posizione della sua assistita. Secondo il legale, infatti, le fiamme sarebbero state contenute e spente con facilità dai vigili del fuoco. Motivo per il quale non sarebbe tecnicamente corretto parlare di incendio.

Nella sentenza, il giudice monocratico Federica Lipovscek ha disposto la sospensione condizionale della pena e la non menzione nel casellario giudiziale.

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