Cervia, Amanda Sandrelli in “Lucrezia forever”: l’intervista

Al teatro Walter Chiari di Cervia, stasera alle 21, Amanda Sandrelli continua l’avventura di attrice “fumetto” alle prese con la sua “Lucrezia forever”, spettacolo originale scritto da Francesco Niccolini, coproduzione di Accademia Perduta che ha debuttato il mese scorso al Goldoni di Bagnacavallo, il cui personaggio trae dalle strisce della disegnatrice Silvia Ziche (Disney, Linus). Dopo Cervia, lo spettacolo è atteso giovedì 10 al teatro Corte di Coriano e domenica 13 marzo al teatro Astra di Bellaria.

Sandrelli-Lucrezia interagisce con altri tre personaggi, nelle vesti di disegni animati, parlanti grazie a una tecnologia evoluta ma artigianale. I quattro stanno nella testa di Lucrezia e sono la nonna, sorta di femminista emancipata a cui la stessa attrice dà voce; e poi il capufficio di Lucrezia, un fantasma ex amante che l’ha lasciata, un genio della lampada invocato da Lucrezia; ai tre dà la voce lo stesso regista Francesco Niccolini.

Amanda, chi è questa Lucrezia disegnata a cui dà corpo in scena?

«Lucrezia è un gioco teatrale che però affronta temi come la condizione femminile, le nevrosi, le fragilità, la paura di invecchiare, sempre con grande ironia e leggerezza. Credo che di questo ci sia bisogno; altrettanto sono convinta che il teatro sia un servizio sociale in questo momento, una occasione necessaria agli esseri umani, anche per alleviare dalla tragedia di questa assurda e nuova guerra».

Cosa racconta?

«Lucrezia che ha circa 45 anni è una donna frustrata, poco curata, che ancora aspetta il principe azzurro. Il suo alter ego è la nonna morta, che lei fa rivivere interagendo. La nonna è cinica, divertente, sarcastica, cattiva, è la parte disincantata di ognuna di noi. È quella che ci fa dire “gli uomini sono tutti imbecilli, è inutile sperare di incontrare il principe azzurro”. Lucrezia invece ci crede, però è insicura. Passa da una esaltazione di sé del tipo “sono un genio inespresso, se avessi gareggiato avrei già vinto il Nobel”, a una frustrazione depressiva in cui lamenta “sono una fallita, nessuno mi vuole”, proprio come succede a tante di noi».

Com’è interpretare una Lucrezia fumetto?

«È divertente recitare con disegni animati; più le repliche vanno avanti, più anch’io mi muovo sempre più come un cartone animato; nel senso che mi permetto di esagerare nei movimenti, nell’espressività, perché anch’io ci credo. La difficoltà è che occorre molta energia; dopo le prime date ero sfinita, senza fiato come dopo un allenamento. Ma io non sono una sportiva. A poco a poco ho imparato a dosare e a distribuirle meglio, le mie energie».

La nonna dice a Lucrezia che il principe azzurro non esiste, la nipote ci crede.

«Ci hanno fregato con ’sto principe azzurro; gli archetipi ti formano e poi si resta deluse. Si dovrebbe dire che gli uomini hanno tanti difetti quanti le donne, e anche di più, e quindi dobbiamo contare su noi stesse principalmente. Va bene sognare e non essere ciniche, anch’io continuo a credere nell’amore, però ho sempre saputo che la mia vita dipendeva da me. Forse, se non lo aspetti, è più facile trovarlo il principe azzurro».

È l’8 marzo: che aggiungere?

«Dico che oggi i nostri modelli dovrebbero essere più vicini a una Ursula von der Leyen, che ha 7 figli ed è quello che è. Fare carriera e avere una famiglia è possibile, ma in Italia lo è meno, se non hai una nonna ti attacchi. Dobbiamo combattere per avere pari opportunità. E dobbiamo eliminare il nostro egocentrismo eccessivo. Bisogna uscire dalla chiusura in se stesse che diventa una prigione».

Info: 0544 975166

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