Ceramica in ripresa del 15% sul 2019. Confindustria conferma il faentino Savorani

L’assemblea di Confindustria Ceramica, riunita oggi nella sede di Sassuolo, ha rieletto con il 99,6% dei voti validi Giovanni Savorani. Faentino di 73 anni e fondatore di Gigacer spa, nel distretto ceramico di Imola-Faenza, Savorani è stato confermato presidente dell’associazione per il biennio 2022-2023, con cinque vicepresidenti: Augusto Ciarrocchi, Luigi Di Carlantonio, Franco Manfredini, Filippo Manuzzi e Emilio Mussini. “L’industria ceramica italiana ha chiuso il 2021 con una crescita dei fatturati, Italia ed estero, superiore al 15% rispetto a 2019”, evidenzia anzitutto il presidente confermato. Complessivamente, sono 263 le aziende attive in Italia: occupano 26.537 addetti diretti e fatturano 7,5 miliardi di euro. L’internazionalizzazione produttiva in Europa e Nord America, di aziende controllate da ceramiche italiane, supera i 900 milioni di euro di vendite. Sulle piastrelle in particolare, sono 131 le aziende presenti sul suolo italiano: nel 2021 hanno prodotto 435,3 milioni di metri quadrati (+8,6% sul 2019) occupando 18.528 addetti. Le vendite sono state pari a 455,3 milioni di metri quadrati (+11,9%). Le vendite in Italia superano i 91 milioni di metri quadrati (+9,2%) mentre l’export raggiunge 364,1 milioni di metri quadrati (+11,9%). Il fatturato totale delle aziende italiane di piastrelle supera i 6,16 miliardi di euro (+15,4%), grazie a 5,2 miliardi dalle esportazioni (+15,3%, pari all’86% sul fatturato) e per 967 milioni da vendite in Italia. Per quanto riguarda la ceramica sanitaria, sono 30 le aziende industriali produttrici in Italia, di cui 27 localizzate nel distretto di Civita Castellana (Viterbo). L’occupazione nazionale è di 2.663 dipendenti diretti, la produzione è stata pari a 4 milioni di pezzi. Il fatturato è di 368,8 milioni, con vendite sui diversi mercati esteri per 166,4 milioni (45% del totale).

Le 31 aziende attive nella produzione di materiali refrattari occupano invece 1.697 addetti, con una produzione di 353.500 tonnellate. Il fatturato totale è in recupero rispetto allo scorso anno (381,6 milioni, +19,4%) e deriva da vendite sul territorio nazionale per oltre 176 milioni, e da esportazioni superiori ai 205 milioni. Il settore dei produttori di laterizi si compone poi di altre 62 imprese, la cui occupazione vale 3.000 addetti: nel 2021 il fatturato è stato di 500 milioni, principalmente realizzato sul mercato italiano, e la produzione totale pesa 4,5 milioni di tonnellate. Le stoviglie in ceramica, infine, segnano 9 aziende industriali italiane e 649 dipendenti, per una produzione a 10.600 tonnellate e vendite di prodotto finito pari a 9.900. L’attività sul mercato domestico rappresenta il 78% delle vendite totali. Il fatturato 2021 registra 47,2 milioni, di cui il 66% realizzato in Italia.

“Viviamo una fase in cui la domanda dei nostri prodotti sta tenendo e stiamo, paradossalmente, attraversando una crisi dal lato delle forniture di dimensioni inimmaginabili”, sospira dalla sede di Sassuolo il presidente di Confindustria Ceramica, appena confermato, Giovanni Savorani. Ecco quindi il suo appello: “Il Governo ha destinato risorse importanti a famiglie ed imprese per contrastare il caro energia, che però riducono solo del 12% l’incremento annuo stimato per la ceramica. Tali misure hanno peraltro regolato i primi due trimestri ed è necessaria una loro proroga fino a fine dell’anno”. Sul versante degli interventi strutturali, continua l’industriale, “fondamentale è la previsione di una gas release di 2,2 miliardi di metri cubi nell’estrazione nazionale, da destinarsi a prezzi equi ai settori gas intensive maggiormente esposti alla concorrenza internazionale, anche se risultano poca cosa rispetto ai 20 miliardi di metri cubi annui del 1995. Questo deve essere un nuovo punto di partenza per un più ampio utilizzo delle risorse nazionali”. L’aspetto di maggior criticità è però relativo ai tempi, per Savorani: “L’1 marzo 2022 il Governo ha varato il decreto Energia che è stato approvato, con opportuni emendamenti, il 27 aprile dal Parlamento in sede di conversione. Purtroppo- si rammarica Savorani- sono passati più di tre mesi e mancano ancora i decreti attuativi, situazione che impedisce l’applicazione di una norma urgente ed indispensabile per l’industria ceramica e per gli altri settori manifatturieri interessati”.

 Le due nuove navi rigassificatrici ora disponibili rappresentano una risposta, in tempi brevi, alle importazioni dalla Russia, “anche se va ricordato- puntualizza il presidente di Confindustria Ceramica- che il gas liquido arriva per mare dopo viaggi di migliaia di miglia, che il processo di rigassificazione assorbe oltre il 30% dei volumi complessivi, che le dispersioni di gas in atmosfera sono estremamente più impattanti che la CO2 emessa in fase di combustione”. Ma soprattutto, “che sotto le ancore di queste navi gasiere ci sono giacimenti di gas metano a cui l’Italia non attinge mentre altri paesi lo fanno in modo massiccio. Questo è un incredibile controsenso”. Insiste quindi l’industriale: “Siamo totalmente d’accordo con il presidente del Consiglio Mario Draghi nel richiedere un tetto europeo al costo del gas, misura indispensabile alla luce del non funzionamento del mercato energetico. Particolarmente nell’attuale, difficilissima congiuntura serve un deciso pragmatismo nel processo di decarbonizzazione, mentre assistiamo ad un dibattito nel Parlamento Europeo spesso ammantato dall’ideologia”. E’ necessaria, in particolare, “una riforma del sistema delle Emission Trading per tutelare imprese e lavoro proprio in quei settori che, come la ceramica italiana, hanno investito in maggior misura nelle tecnologie ambientali più avanzate e che, paradossalmente, risultano essere quelli maggiormente colpiti da un sistema sempre più condizionato dagli effetti della speculazione finanziaria”, conclude Savorani. 

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