Ceramica e cemento, la sfida per l’affinamento targata Defranceschi

Ha già raggiunto il lustro di vita il nuovo corso dell’azienda Defranceschi, la divisione di SACMI dedicata alla progettazione e realizzazione di soluzioni per l’enologia, dalle macchine per la pressatura delle uve ai serbatoi per lo stoccaggio e l’élevage fino alla progettazione di intere cantine, costruite a misura di moderne esigenze di produzione. Ne parliamo con Emanuele Mazzini, amministratore delegato, una vita professionale in SACMI, che ha raccolto la sfida di rilanciare una storica realtà italiana, presente sul mercato addirittura dagli anni ’60, poi precipitata in una spirale recessiva.

Allora, Emanuele, come sono stati questi 5 anni in Defranceschi?

«Direi molto interessanti. È stata una crescita costante fin dal 2019, nel 2020 abbiamo raggiunto il punto di pareggio dell’Ebitda (il margine operativo lordo, ndr), poi abbiamo iniziato a crescere. SACMI stessa, ed è questa la nostra fortuna, continua ad investire in Defranceschi perché la considera il suo fiore all’occhiello, quindi siamo supportati dal nostro centro ricerche e sviluppo ad ogni livello, dalla progettazione alla realizzazione di soluzioni innovative, di design e a grande caratterizzazione, che si può considerare il nostro vero payoff».

Cosa sta funzionando in particolare, come proposta al cliente?

«Indubbiamente le cantine di design. Abbiamo identificato il nostro cliente-tipo nel produttore vinicolo che riesce a miscelare grande volontà di fare qualità con una vera fiducia nei mezzi tecnologici, che consentano alla produzione di effettuare il vero e proprio ‘salto’. Quindi passiamo dalla fornitura dei macchinari per la ricezione e le presse per l’uva, che vanno dai 22 ai 320 quintali, allo stoccaggio, sia tradizionale che non, con la creazione, ora, anche di cosiddetti ‘vasi vinari’ per l’affinamento, caratterizzati dall’introduzione del materiale ceramico in abbinamento al cemento, e di recipienti per stoccare vini differenti. Passiamo poi alle macchine per l’imbottigliamento, l’etichettatura e il bag in box, alle soluzioni per il controllo della produzione, alla costruzione di intere cantine di design, normalmente ipogee, che possano sia essere luoghi funzionali alle esigenze di produzione delle imprese che veri e propri flagship store, punti di attrazione per consolidare e sviluppare il proprio marchio nei confronti della clientela».

Il mercato che attualmente è più ricettivo alle vostre soluzioni?

«Della quota estero di Defranceschi, che è circa del 70-75%, il 60-65% è concentrato in Francia, nella fattispecie a Bordeaux, in cui abbiamo realizzato anche intere cantine per conto di importanti Châteaux, anche se a breve avremo alcune importanti novità anche in zona Reims. In Italia siamo concentrati tra Emilia-Romagna e Toscana, dove abbiamo fornito importanti soluzioni sia per conto di consorzi che per cantine private. Quello che stiamo osservando, in relazione al mercato, è un netto cambio di mentalità imprenditoriale, che ad ogni livello si sta muovendo irreversibilmente sulla ricerca della migliore qualità possibile. Noi assecondiamo questa tendenza lavorando instancabilmente alla ricerca delle soluzioni tecnicamente più adeguate, anche con il deposito di brevetti, e in generale credo si tratti di un circolo virtuoso».

Qualche bella realizzazione recente di cui siete particolarmente orgogliosi?

«Giusto per rimanere sul territorio, abbiamo appena realizzato la nuova cantina di Palazzo di Varignana, con l’utilizzo di soluzioni di grande innovatività sia nel conferimento che nello stoccaggio dei ‘semilavorati’. Quella è la direzione che Defranceschi prenderà nel futuro».

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