Ceramica di Imola, forno riattivato e niente cassa integrazione

Ceramica di Imola: il forno è ripartito e la cassa integrazione per adesso non verrà attivata. Il merito è in parte del leggero ridimensionamento dei costi dell’energia. Un elemento fondamentale però è da attribuire alla ricerca messa in campo dalla Coop Ceramica di Imola per rimpiazzare gli impasti creati con le argille provenienti dal Donbass. Il lavoro del comparto di laboratorio ha portato, velocemente, i propri frutti. E così da circa una settimana è ripartito il forno di via Correcchio, l’unico fermato. E gli 830 dipendenti della realtà cooperativa per ora tirano un sospiro di sollievo: la cassa integrazione per cui era già formalizzata la richiesta in Regione non verrà attivata.

La speranza è che l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale sia sventato definitivamente per i tre stabilimenti produttivi (a Imola in via Correcchio, a Borgo Tossignano in Vallata e a Faenza) oltre che per la sede centrale di via Vittorio Veneto, sempre a Imola. .

La buona notizia era emersa per bocca del presidente della Cooperativa Ceramica, Stefano Bolognesi. Era stato lui stesso a confermare la possibilità, dieci giorni dopo averla richiesta, di non fruire di una sola ora di cig straordinaria. Era infatti il 14 marzo quando – per il combinato disposto dell’ascesa verticale dei del prezzo del metano e la scarsità di materie prime ancora disponibili per fabbricare il gres porcellanato – l’azienda imolese formalizzava quanto aveva anticipato ai sindacati la settimana prima: il ricorso alla cassa integrazione. Veniva quindi prospettata la ferma di tutti gli impianti ed infatti il forno imolese aveva subito un primo stop.

Poi, il 24 marzo, la reazione: le politiche governative per limitare il prezzo del gas e le variazioni di mercato prevedevano un ridimensionamento dei costi. E soprattutto, i laboratori di ricerca consentivano di rimpiazzare la “pasta bianca” del Donbass.

A ricordare la sbalorditiva impennata sul metano è Marco Giornelli: «Era stata la stessa azienda a spiegarci come nell’annualità precedente la spesa per il gas era di venti centesimi a metro cubo, ma visti i rincari presenti già a fine 2021 Coop Ceramica di Imola aveva messo a bilancio un rincaro che sarebbe potuto giungere fino a 1,50 euro. Poi a inizio marzo il prezzo aveva toccato i 3,60 euro a metro cubo. Un rincaro ingestibile dal punto di vista economico».

Il 28 marzo invece, con i nuovi accadimenti, via Correcchio ha visto attivate le procedure per riaccendere il forno e l’altro aspetto decisivo è stato quello di trovare un impasto sostitutivo: «Nei colloqui avuti con il management della cooperativa ci era stato precisato l’impegno del comparto ricerca per trovare un composto che replicasse le caratteristiche tecniche della materia prima proveniente dall’Ucraina, o che almeno le avvicinassero molto» spiega Susy Marseglia, segretaria della Femca Cisl dell’area metropolitana bolognese. Erano teorizzate anche le aree di provenienza del materiale per realizzare la mescola sostitutiva: «Argille similari potevano giungere dal Portogallo, dall’Africa, dal continente americano – sottolinea la rappresentante cislina -. Il problema era mettere a punto un impasto che potesse raggiungere la qualità estetica e del materiale che aveva consentito, in questi anni, di produrre nuovi formati. Molto differenti dalla piastrella commerciale in arrivo dall’Asia. Che fosse adatto per esempio anche alla produzione delle grandi lastre, che si sono diffuse ormai da tempo». La ripartenza ora dà fiducia al comparto: «Siamo ben consapevoli che spegnere e riaccendere comporta costi e soprattutto rischi di danni all’impianto. Se quindi l’azienda ha deciso di ripartire – conclude Susy Marseglia – abbiamo motivo di pensare che sia per una prospettiva duratura. Che non sappiamo se sia di tre, quattro mesi. Le variabili sono molteplici. Certamente però non è per un breve lasso temporale. L’auspicio è che l’utilizzo della cassa integrazione sia definitivamente sventato, ma sarà solamente il tempo a dirlo».

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