Cemento, persi 90 ettari di terreni agricoli in un anno a Ravenna

RAVENNA -Ogni abitante di Ravenna nel 2020 ha “perso” 2,33 metri quadri di territorio agricolo a causa della cementificazione del territorio. Il rapporto annuale Ispra sul consumo di suolo sembra lasciare pochi dubbi sul fatto che la città romagnola può migliorare molto su questo fronte: con i suoi 90 ettari di terreno cementificato per scopi vari la provincia di Ravenna ha il dato più alto in regione. Buona parte del suolo consumato si trova nel comune capoluogo (64 ettari).

Il dato comunale va comunque contestualizzato alle caratteristiche del territorio, che è il comune con l’estensione territoriale maggiore in Italia (Roma a parte) per cui, se si ragiona in termini assoluti, è chiaro che Ravenna viene penalizzata rispetto a realtà più piccole. Nella tabella che pubblichiamo in pagina si nota come a livello percentuale il dato del suolo consumato nel comune di Ravenna non sia certo tra i più alti in provincia, essendo di poco superiore al 10 per cento. La peggiore in questo caso è la piccola Sant’Agata sul Santerno (oltre il 16%) seguita da Cervia (siamo attorno al 14%) che soffre un problema diffuso in tutta Italia: la tendenza a costruire il più possibile nelle località turistiche e costiere. Dall’altra parte della graduatoria non a caso stanno due territori appenninici: Brisighella e Casola Valsenio.

Detto dei dati comunali, se si ragiona a livello provinciale i numeri restano comunque alti per Ravenna. Ci sono in questo caso meno alibi, perché se è vero che il comune di Ravenna è quello più esteso la provincia è invece una delle più piccole in regione. Così i 483,97 metri quadri di suolo pro capite consumato che pongono la città al quarto posto regionale (peggio fanno Piacenza, Parma e Ferrara) sono un dato su cui riflettere. E a maggior ragione lo è il primato di Ravenna nel suolo consumato nel solo 2020: con un totale di oltre 90 ettari cementificati la provincia ha il dato peggiore di tutti, anche di realtà ben più grandi come Modena e Bologna. Significa aver perso, come si diceva all’inizio, 2,33 metri quadri a testa nell’ultimo anno.

Nei giorni scorsi Legambiente ha lanciato l’allarme su questo tema allargando l’analisi al triennio 2017-2020. In questo caso «i metri quadrati di campagna consumati per cittadino sono più di 3, per un totale di circa 1.500 ettari totali nell’arco temporale preso in esame. Uno scenario sconcertante, soprattutto alla luce del fatto che la legge regionale approvata nel 2017 prevederebbe un massimo di 7000 ettari di consumo ammissibile dal 2020 al 2050». Difficilmente le cose miglioreranno a breve, visto che in questi mesi si stanno approvando molti Piani urbanistici, alcuni risalenti anche a diversi anni fa, che porteranno a perdere ulteriori metri quadri di terreni agricoli. Si parla di progetti molto estesi come le aree logistiche portuali tra via Canale Molinetto, via Trieste e Porto Fuori e di interventi urbanistici come quello del villaggio San Giuseppe, di Porto Fuori e – ultimo in ordine di tempo – di San Pietro in Vincoli. Quest’ultimo è stato ridimensionato rispetto ai progetti iniziali ma comporterà comunque la perdita di ettari di campagna a favore dell’urbanizzazione del territorio.

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