IMOLA. Dopo tre giorni di silenzio ieri la cooperativa Cefla, attraverso un comunicato stampa, ha ammesso di avere subito un attacco informatico, pur cercando di rassicurare tutti sulle conseguenze dell’attacco stesso e sottolineando di avere sotto controllo la situazione: «Nella giornata di domenica 12 gennaio nei server di Cefla – così recita il documento inviato dalla cooperativa – è stato rilevato un ransomware, un virus informatico che ha reso inaccessibili i dati dei sistemi aziendali. Sono ancora in corso le procedure di sicurezza, attivate tempestivamente nel rispetto dei protocolli da tempo operativi, grazie ai quali Cefla può assicurare la capacità di ripristino dei backup al 100%. A scopo precauzionale sono stati spenti tutti i server e sono state avviate approfondite verifiche sistematiche di ogni apparecchiatura, al fine di verificare eventuali effetti del virus e di eliminare in modo radicale la minaccia».

Dagli uffici di via Selice non giungono altre dichiarazioni, se non le parole del presidente Gianmaria Balducci: «Stiamo analizzando e monitorando attentamente e costantemente la situazione. Una volta terminati gli accertamenti e messi in sicurezza i singoli pc e i server, procederemo a riattivare i sistemi. Al momento non ci sono le condizioni per indicare quando sarà completato il riavvio di tutti i servizi».
Insomma, tutto è risolto ma niente è risolto, verrebbe da dire. Almeno definitivamente. Resta valida, infatti, la comunicazione a circa l’85% dei dipendenti della Cefla di non rientrare a lavoro fino ad oggi quindi, considerando il week-end in arrivo, la speranza degli informatici che stanno lavorando al problema e della dirigenza di una delle più importanti cooperativa imolesi, dovrebbe essere quella di ripartire da lunedì al 100%. Di certo, con oggi, saliranno a 5 i giorni di lavoro persi dall’azienda imolese e, al di là delle voci di corridoio sulla richiesta di un riscatto da parte degli hacker (tutte da verificare), il danno economico è innegabile. La pirateria informatica, insomma, si conferma uno dei pericoli più grossi per le aziende in questi tempi, a tal punto da rendere davvero fondamentali per le stesse, investimenti consistenti nella prevenzione degli attacchi in rete.

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