Cecchi: “La nautica va ma serve una politica per il turismo costiero”

Il settore della nautica dà ottimi segnali di ripresa ma c’è bisogno di fare. Gli effetti della pandemia si sono manifestati sul turismo nautico e sui servizi. Il presidente di Confindustria Nautica e “I Saloni Nautici” Saverio Cecchi a pochi giorni dall’apertura del Salone Nautico di Genova chiede all’Italia una politica per il turismo costiero e sostegni per la filiera: porti, società di charter, scuole nautiche, broker, agenzie servizi che non hanno beneficiato degli interventi previsti per le aziende turistiche. Non ultimo la soluzione del problema del dragaggio dei porti.

Saverio Cecchi


Presidente, l’economia mondiale è condizionata da due anni di pandemia covid. Come sta vivendo questo momento la nautica italiana e quali sono le prospettive?
«I dati economici del mercato nazionale saranno comunicati in occasione della IV edizione del Boating Economic Forecast, giovedì 16 settembre, alle 15:00, presso la Sala Forum del 61°Salone Nautico di Genova.
Le previsioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Nautica sul fatturato del settore 2020 (anno nautico: gennaio-agosto) confermano la capacità di tenuta del comparto pur in un anno di emergenza.
Il 2021 sta dimostrando segnali di crescita con un portafoglio ordini che vede percentuali di aumento superiori al 20% per quattro aziende su dieci. La nautica trascina la ripresa del Paese anche perché è uno dei settori più internazionalizzati, che meglio ha reagito alla crisi e si è dimostrato reattivo al cambiamento durante la ripartenza.
L’Italia si conferma, infatti, primo produttore assoluto nel settore dei superyacht anche per il 2021 ed è leader anche nei battelli pneumatici e negli accessori.
Il Global Order Book, elaborato da Boat International, posiziona l’industria italiana al vertice per gli ordini delle unità superiori a 24 metri, con 407 yacht in costruzione su un totale di 821 a livello globale. Per l’Italia si tratta del maggiore numero di ordini registrato nel GOB dal 2009 in poi. La quota italiana rappresenta poco meno della metà degli ordini mondiali, raggiungendo il 49,6% del totale, con un incremento di 9 unità rispetto al 2020».
Quali sono le politiche che l’Italia dovrebbe mettere in atto per sostenere la nautica?
«Se nel 2020 il settore ha tenuto, in particolare per quanto riguarda la componente industriale, la situazione è stata differente per il turismo nautico e i servizi che hanno subito gli effetti della pandemia e i limiti agli spostamenti internazionali. Oltre a un sostegno alle imprese della filiera, porti, società di charter, scuole nautiche, broker e agenzie servizi, che non hanno beneficiato degli interventi previsti per le aziende turistiche, serve una politica per il turismo costiero. Tema che sarà affrontato sabato 18 settembre al 61°Salone Nautico.
Ci sono poi questioni non ancora sciolte e che, attualmente, minano la competitività delle nostre aziende, come la disomogeneità in termini di applicazione di IVA in Europa e l’annosa situazione dei dragaggi dei porti.
Dal punto di vista normativo, invece, abbiamo raggiunto l’obiettivo di portare a termine due riforme del Codice della nautica, ma siamo ancora in attesa del nuovo Regolamento di attuazione, necessario per l’ammodernamento delle regole di sicurezza, l’aggiornamento delle patenti nautiche, le semplificazioni amministrative, l’allineamento delle norme tecniche per i superyacht con quelle delle principali bandiere».
Al Salone Nautico sono presenti molte aziende romagnole. Che giudizio date del polo romagnolo della nautica?
«Il distretto nautico romagnolo è tra i principali poli produttivi territoriali della nautica italiana, inserito in quello che viene definito distretto adriatico (composto dalle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, Pesaro-Urbino e Ancona) che si situa al secondo posto dopo il distretto tirrenico, cui segue la Lombardia considerata nel suo complesso e le singole province di Torino e Napoli.
In questi 5 poli territoriali sono localizzate 325 imprese della cantieristica nautica, pari al 51,2% del totale nazionale e sono occupati il 77,6% degli addetti.
Nel distretto adriatico, in particolare, si trovano 72 imprese (11,3% delle imprese totali del settore), 2.461 addetti (pari al 25,6% degli addetti nazionali settoriali), un fatturato di 620 milioni (pari al 19,4% del fatturato complessivo del settore) e 911 milioni di euro di export (20,6% dell’export nazionale)».

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