Ceccarelli: “Sono pronto, so come si guida la macchina comunale”

Ceccarelli, c’è voluto un po’, non è stato un percorso semplice e alla fine il centro destra ha trovato unità con la sua candidatura a sindaco.

«Era quello che auspicavo, è giusto discutere ma poi si lavora tutti assieme. Non sono un uomo di partito, ho sempre agito per unire, per arrivare a una condivisione. Rimini è una città complessa, è più piccola di una metropoli, ma è viva».

Un altro motivo di discussione ha chiamato in causa il suo essere civico o politico.

«Civico civico, anche se continuano a dire di no. Sono stato sindaco, mai capolista e mai creato una mia lista. Ho messo a disposizione la mia esperienza».

Ecco una delle questioni che l’accompagnerà per tutta la campagna elettorale: non è di Rimini.

«Sono stato sindaco di Bellaria per due mandati, eletto al primo turno e anche chi è venuto dopo di me del centro destra ha vinto. Si può vincere. Gli elettori valutano il buon operato. Metto a disposizione la mia esperienza. Bellaria non è Rimini, ma la macchina comunale si può guidare. Sanità, trasporti, mobilità. Tutte questioni che da amministratore ho sempre affrontato anche su scala provinciale, a Bellaria come a Rimini. Il mio auspicio è quello di cominciare a lavorare subito, la gente ha bisogno di questo. Rimini è un punto di riferimento per i comuni vicini, per la Romagna, per i turisti che vengono da tutto il mondo».

Uno dei fantasmi del centro destra riminese è quello della “bella sconfitta”. Ed è il motivo per cui si è cercato il cosiddetto “campione della società civile” capace di portare quel pacchetto di voti in più rispetto alla coalizione. È una preoccupazione che avverte?

«Assolutamente no. Farò il massimo per garantire il sindaco al centro destra. Era così anche a Bellaria, non era scontato garantire un’alternanza e abbiamo dimostrato che non è impossibile».

Uno degli ostacoli che dovrà superare è rappresentato dai dieci anni di Andrea Gnassi, giudicati comunque positivi indipendentemente dagli schieramenti. Lo ha riconosciuto anche Vittorio Sgarbi, esponente nazionale di una lista civica che la sostiene. Si dirà che Sadegholvaad non è Gnassi, ma è pur sempre un protagonista degli ultimi due mandati.

«Ho conosciuto Andrea e Jamil, quando hanno iniziato ero sindaco da due anni. Con loro ho condivido grandi eventi, trasporti, sicurezza. Abbiamo discusso, avevamo opinioni diverse, ho visto cose fatte bene. Però Rimini ha bisogno di una grande opera di restyling, è stato privilegiato l’aspetto visivo, però c’è carenza di servizi, la mancanza di parcheggi è evidente. Poi non è un mistero, la sicurezza non è il massimo, è complicato vivere a Rimini».

Cosa pensa sia mancato in questi anni a Rimini?

«Ho visto un territorio poco garantito. Trasporti, sanità, università, la Regione non si è comportata equamente rispetto agli altri territori».

Fra i competitori si è aggiunta Gloria Lisi che si è collocata nel campo del centro sinistra, ma nell’area di centro e dei moderati può rappresentare un pericolo per lei?

«Gloria ha un suo percorso, la conosco, c’è stato rispetto, ma siamo diversi, abbiamo un altro modo di governare, a cominciare dalla società civile. Il campo moderato e il mondo cattolico non sono una sua esclusiva».

Gnassi, Sadegholvaad, Lisi. Li ha chiamati per nome. Si può affermare che sarà una campagna elettorale non certo all’arma bianca?

«Per quanto mi riguarda certamente sì. C’è chi fa sarcasmo sulla mia provenienza, non mi interessa, io gli altri li rispetto».

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