CBD: qual è la normativa in Italia? Tutto quello che c’è da sapere

Al mondo, probabilmente, non esiste una pianta più discussa della Cannabis Sativa. Questa pianta è infatti conosciuta dall’uomo da tempi immemori e se nell’antichità è stata considerata per lungo tempo una fedele alleata e utilizzata per molti scopi diversi, ha per altrettanto tempo dovuto subire una pesante demonizzazione ed è stata proibita praticamente ovunque.

Negli ultimi anni la cannabis e i suoi prodotti derivati, come quelli che si possono trovare presso lo shop di Justbob, hanno però visto un completo ribaltamento della situazione. La cannabis è infatti stata rivalutata come merita, in quanto è davvero una pianta utilissima e i suoi usi vanno dal settore tessile a quello farmaceutico.

Di conseguenza le leggi che regolano l’utilizzo di questa pianta e dei suoi derivati sono lentamente cambiate e sono destinate a cambiare sempre di più in futuro, aprendosi verso una sempre maggiore liberalizzazione. In particolare, le normative riguardo al CBD sono cambiate tantissimo negli ultimi tempi.

Il CBD è infatti un principio attivo della cannabis che non ha potere psicotropo, a differenza del THC che invece è proprio per questo motivo vietato. Tale CBD ha invece potere rilassante e può essere utilizzato da chi soffre per il troppo stress o per l’ansia e per molti altri scopi benefici per la nostra salute. Qual è la normativa riguardo questo principio attivo in Italia? Vediamolo in questo articolo.

La normativa italiana sul CBD

In Italia è possibile acquistare prodotti a base di CBD anche se comunque in realtà la normativa a riguardo non è molto chiara. Ci sono infatti molte polemiche a riguardo, perché la legge lascia spazio a diverse interpretazioni e quindi ad una situazione un po’ confusa.

Un esempio della situazione può essere il DM del 1° ottobre 2020, quando il Ministero della Salute ha tentato di includere il CBD tra i medicinali stupefacenti, andando in realtà contro quelle che sono le evidenze scientifiche raccolte fino ad ora ed anche e soprattutto contro l’economia Italiana che già da tempo sta esplorando questo campo.

Tale disposizione sarebbe stata completamente opposta alle dichiarazioni dell’OMS e anche dell’ONU, che riteneva di dover eliminare dalla tabella degli stupefacenti il CBD. La decisione è stata anche avallata dalla Corte di Giustizia Europea già nel 2019 con una sentenza storica che consente la commercializzazione dei prodotti derivati dalla cannabis a patto che questi non contengano THC al di sopra dei limiti consentiti e che non abbiano dunque capacità drogante.

Il DM del 28 ottobre 2020 ha per fortuna aggiustato il tiro e il Ministero della Salute ha compiuto un giusto passo indietro riguardo al CBD, che è ufficialmente considerato non stupefacente. Resta però un grosso buco all’interno di questa normativa, in quanto in essa si parla sostanzialmente soltanto di coltivazione e commercio di questi prodotti, ma non abbastanza chiaramente dell’utilizzo che se ne può fare nel pratico.

C’è una vera e propria lacuna giuridica a riguardo, tanto che nonostante questa sostanza non venga considerata stupefacente e drogante potrebbe comunque essere in qualche caso vietata in alcuni utilizzi. È quindi consigliabile a chi acquista legalmente prodotti a base di CBD di conservare sempre fatture e scontrini in modo da provare la propria giusta posizione in caso di problemi. Tali problemi però non riguardo l’olio di CBD, che in che viene riconosciuto in campo alimentare e che quindi può essere tranquillamente utilizzato.

La legge sulla canapa

L’uso della cannabis in Italia viene regolamentato dalla legge n. 242 del 2 dicembre 2016, che consente la coltivazione di semi che rientrano nel catalogo europeo. Questi semi rientrano nella categoria della cosiddetta canapa industriale, che deve contenere una percentuale di THC inferiore allo 0,2% e che può essere coltivata soltanto da coltivatori autorizzati legalmente.

Riguardo alla percentuale di THC in realtà possono essere tollerati anche valori maggiori, che però non devono andare mai oltre lo 0,6%. Infatti la concentrazione di questo principio attivo psicotropo può variare in base alla temperatura, al terreno e al concime che viene utilizzato. Il limite massimo dello 0,6% è stato imposto dalla comunità scientifica, che assicura che al di sotto di questa percentuale il THC non manifesta nessun effetto psicotropo.

In questa legge non viene invece menzionato il CBD e questo quindi ha aperto a nuove possibilità commerciali, le quali si vanno ampliando sempre di più con le più recenti normative. Ecco perché negli ultimi tempi sono nati sempre più shop, fisici ed online, che vendono cannabis legale e prodotti da essa derivati.

Per concludere

Dunque consumare prodotti a base di CBD in Italia è possibile e sicuro? La risposta per fortuna è sì, in quanto questa è una sostanza naturale e salutare e non comporta alcun effetto collaterale negativo se consumata in modo legale e se acquistata da rivenditori autorizzati e sicuri. L’economia italiana (e mondiale) guardano fiduciose al futuro in questo campo, che di sicuro sarà ampliato e sostenuto anche da ulteriori studi scientifici.

Commenti

  1. Diciamo che ormai sul cbd dovremmo essere sempre più convinti che sia un vantaggio avere coltivazioni italiane, a meno che qualcuno non sia convinto che convenga subire l’import di altri paesi…

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