Cattolica, munizioni da guerra in casa: nuovo arresto

“Tradito” dai segnali muti di minacce che avrebbe rivolto all’indirizzo di alcuni dei condomini con cui da tempo è in causa e dalla passione del collezionismo di residuati bellici. Sono i motivi che dopo appena una settimana trascorsa agli arresti domiciliari, hanno riportato ai Casetti Roberto Dino Botteghi, 54 anni, “l’incubo” degli inquilini delle residenze Acer di via Francesca da Rimini 107-109 a Cattolica. A chiedere il ripristino urgente della misura coercitiva più dura è stato il sostituto procuratore Luca Bertuzzi dopo le relazioni di servizio presentate dai Carabinieri della Tenenza della Regina a seguito delle segnalazioni presentate da alcune delle presunte vittime di Botteghi. Persone che hanno raccontato di essere state insultate e minacciate con gesti inequivocabili. L’uomo non poteva avere contatti diretti perché ristretto nel perimetro domestico con tanto di braccialetto elettronico alla caviglia. Rilevatore che avrebbe iniziato a suonare se avesse varcato la soglia di casa non poteva uscire di casa. Poteva però andare sul proprio balcone: e proprio da li avrebbe cercato di incrociare gli sguardi dei vicini per lanciare i messaggi minatori. Questo, però, non sarebbe bastato per chiedere un nuovo provvedimento che invece il Gip sempre su tempestiva richiesta della Procura ha subito firmato quando i militari dell’Arma cattolichina nel corso di un controllo nell’appartamento hanno trovato del munizionamento da guerra detenuto illegalmente.

Torna il tentato omicidio

Sviluppi ci sono anche nella vicenda che ha portato al primo arresto di Roberto Dario Botteghi per aver ferito alla testa con uno scalpello lungo 18 centimetri un parente in visita a dei condomini suoi vicini di casa. La Procura per lui ha infatti chiesto il giudizio immediato. Col giallo. Il Gip, infatti, ha accolto l’istanza e disposto che contro il 54enne si proceda con il reato originario di tentato omicidio, ipotesi delittuosa che lo stesso giudice aveva derubricato il lesioni personali aggravate così come richiesto dal pubblico ministero Paolo Gengarelli titolare del caso. Un errore, come rilevato dall’avvocato Federica Rossi che per il suo assistito ha chiesto un processo con rito abbreviato. Rito che permetterà di avere da Botteghi in caso di accoglimento uno sconto di un terzo sul massimo della pena.

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