Cattolica, la Ortese di Forte e Girotto al Teatro della Regina

La stagione del Teatro della Regina di Cattolica prosegue questa sera (giovedì 25 novembre) alle 21.15 con “Interno familiare”: Iaia Forte e Javier Girotto al sax trasportano sul palcoscenico l’omonimo racconto di Anna Maria Ortese, contenuto nella raccolta “Il mare non bagna Napoli”, evocando il tema dell’amore illusorio e non corrisposto che conduce a una solitudine amara. È la vigilia di Natale. In una grande casa nel quartiere di Monte di Dio, Anastasia Finizio, una adulta zitella, viene a sapere che è tornato in città, dopo anni di assenza, un giovane di cui era stata innamorata. Una famiglia napoletana e la vigilia di Natale a fare da sfondo.

Il pensiero vola subito a “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo. Ci sono delle assonanze?

«C’è una relazione tra le due opere – racconta l’attrice Iaia Forte –. Qui la narrazione è affidata alla straordinaria scrittura di Ortese che non scende mai nel sentimentale e restituisce una sorta di racconta cechoviano di una storia familiare nel corso di una giornata. Protagonista è una donna che vive l’illusione dell’amore. È un nero presepe, in cui Ortese fa muovere con prepotente violenza, verità ma anche con passione queste icone di una falsa felicità domestica, microcosmo e metafora di Napoli stessa. L’autrice dipinge una famiglia terribile e il fatto che questo spettacolo venga messo in scena nel giorno dedicato all’eliminazione della violenza sulle donne è importante, perché nella pièce si capisce quanto i soprusi non siano solo quelli fisici, ma riguardano certi condizionamenti che non liberano le donne. Emerge l’illusione della comunicazione e questa famiglia risucchierà la donna nei suoi meccanismi facendole abbandonare l’idea di amare. Un racconto sottile e mai esplicito: mette in campo molti aspetti che riguardano tutti».

La musica, come in molti altri suoi lavori, ha un ruolo fondamentale e mai di contorno.

«Questo si deve anche alla mia formazione, partita dalla musica prima che dalla recitazione. Per me il suono rappresenta la traduzione dei movimenti interiori che sono sotto ogni battuta. Le sonorità malinconiche del meraviglioso sax di Javier Girotto si sposano con la narrazione di Ortese e danno voce a un sentimento presente».

Cosa significa riempire i teatri dopo un lungo periodo di restrizioni e chiusure?

«È molto emozionante tornare a incontrare il pubblico fuori dal virtuale. Io per età e formazione ho sempre avuto il privilegio di lavorare con grandi registi e do ancora grande senso morale al teatro, non solo culturale. Il teatro non deve essere solo un luogo di evasione ma di invasione per sentirsi meno soli nella narrazione di questi personaggi disagiati che per paradosso ci fanno coraggio».

Torna in Romagna dove ha già calcato tanti palcoscenici, è contenta?

«Adoro la Romagna con cui ho un’affinità misteriosa soprattutto con i luoghi di mare e con la natura delle persone così generose ed espansive. Sono sempre felice di tornarci e lo dico davvero senza retorica».

Info: www.teatrodellaregina.it

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